Negli ultimi mesi, oltreoceano, si è verificata un'ascesa delle iniezioni di semaglutide, meglio conosciute con il nome di Ozempic. Le celeb con corpi plus size, che magari avevano costruito la propria carriera sensibilizzando sulla body positivity, iniziavano ad abbandonare i propri corpi non conformi, alla rincorsa di una famigerata magrezza ideale.



Magari lo facevano drasticamente, da un momento all'altro, generando una serie di illazioni e di voci sulla natura, presunta farmacologica, di questo improvviso dimagrimento. Un sentimento comune si è quindi innestato fra le fanbase delle stesse, le community che si erano create attorno a questi personaggi dello spettacolo, quasi di tradimento. Quasi che le star stesse avessero voltato le spalle a chi le aveva nutrite per anni.

Come reagiamo quando le celeb plus size perdono peso

Nessuno può sentenziare sul corpo di un'altra persona, è l'assunto da cui tanti di noi partono, quando si inizia a parlare di corpi e di come i sistemi in cui viviamo li ostracizzi, a meno che non siano conformi a determinati canoni estetici. Con l'avvento e la diffusione dell'Ozempic, tuttavia, il dibattito pubblico più recente ha virato verso sentimenti di delusione, soprattutto nei confronti di chi, in un certo senso, aveva deciso di abbandonare la nave della fat acceptance, spesso solamente perché aveva i mezzi per poterlo fare. Le iniezioni di semaglutide, infatti, non sono accessibili a tutti, né tantomeno allo stesso modo. I ricchi e i famosi sono some sempre privilegiati. Le vendite sul mercato nero e un accesso non del tutto regolamentato hanno permesso, inoltre, che chi ne avesse davvero bisogno, per esempio per la cura del diabete, andasse incontro a una carenza effettiva del farmaco. I red carpet, strapieni di modelle, cantanti, attrici e influencer visibilmente dimagrite hanno fatto vacillare le posizioni più convinte di molte persone.

Un caso eclatante è quello di Remi Bader, content creator conosciuta soprattutto per i suoi contenuti legati alla moda plus-size, incentrati su haul realistici e sulle taglie forti. Poi, ha perso molto peso in modo apparentemente rapido, suscitando speculazioni sull'uso di Ozempic e delusione tra chi la considerava una voce rappresentativa della community plus-size. Dopo mesi di silenzio, nel podcast di Khloé Kardashian, ha chiarito la situazione, raccontando di essersi sottoposta a un intervento chirurgico chiamato SADI (Single Anastomosis Duodenal Switch) per motivi di salute. In un saggio pubblicato su Nylon, ha cercato di stabilire dei confini con il suo pubblico, spiegando di voler mettere al primo posto la propria salute mentale e non essere più definita dal suo corpo: «Oggi non sono più nella posizione in cui voglio che il mio corpo e lo stato della mia salute fisica siano l'argomento principale… Perché in questo momento mi sembra meglio mettere me stessa e la mia salute mentale al primo posto», scriveva sul magazine a maggio del 2024. Tuttavia, il tentativo di prendere distanza ha finito per intensificare le critiche di chi si è sentito tradito.

Da un lato si può serenamente affermare che sia normale provare dei sentimenti contrastanti nei confronti di queste figure che finiscono per rappresentare la body positivity, dall'altro è importante capire perché non ci deve interessare cosa fanno le celeb con i propri corpi.

Perché non dovrebbe interessarci se le celeb plus size perdono peso?

È molto vero che le persone grasse sono scarsamente rappresentate dai media, dalla moda e da Hollywood e sembra quindi lecito intristirsi (risentirsi è diverso) se le poche che si avevano non ci sono più. Alcuni sostengono che se le donne famose con corpi grassi non si mostrano per come sono senza il bisogno di conformarsi, allora tutti gli altri sentiranno la pressione di farlo.

La body positivity però è nata negli Anni '60 e '70 come movimento radicale, politico e sociale, ma soprattutto collettivo. Il punto è proprio questo: l'attenzione costante rivolta a certe figure pubbliche, spesso donne semplicemente grasse e visibili, finisce per distorcere il senso stesso della body positivity, trasformandola in una narrazione individuale anziché collettiva. Etichettarle come paladine del movimento, solo perché incarnano fisicamente una diversità dai canoni, sposta il focus da dove dovrebbe davvero essere, e ovverosia sull'aumento sistemico della grassofobia. Secondo gli studiosi della psicologia dell'immagine corporea, il vero nodo sta proprio in questa personalizzazione del dibattito, come se fosse legittimo aspettarsi coerenza ideologica dall'individuo – ma esiste davvero un individuo che sia coerente in tutto e per tutto? La gente non cerca solo di fare il proprio meglio in questo sistema che sta devastando qualsiasi cosa? Forse c'è chi è più e chi è meno etico, ma non sta neanche qui il punto. Viren Swami, professore di psicologia sociale all'Anglia Ruskin University, afferma che è proprio questa enfasi sugli individui e sulle scelte che fanno riguardo al proprio corpo a essere al centro del problema: «Credo che l'espressione "movimento body positive", implichi l'esistenza di un pubblico che può chiedere conto a qualcun altro. Ma non è un movimento politico in questo senso. Non sono come i parlamentari. Non li votiamo. Non diciamo loro di andare e diventare la nostra voce. È questo gioco costante di incolpare gli individui per scelte che spesso sono profondamente radicate in problemi strutturali», dichiara lo studioso a Dazed. Non ha senso, quindi, richiedere trasparenza alle celeb curvy che perdono peso (non è forse comprensibile?), ma non è così grave arrabbiarsi (farlo idealmente in privato e non spargendo odio nelle sezioni commenti). Ma comunque, non dovrebbe interessarci perché lo scopo politico della body positivity non è dichiarare chi si sta comportando bene e chi male; più che mai, infatti, il movimento per la body positivity deve diventare ciò che ha sempre affermato di essere: un movimento, radicato nell'azione comunitaria e nella politica, non nella celebrità, non nel marketing. Dobbiamo forse iniziare a riconoscere cosa è body positivity e cosa no.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.