Negli ultimi anni, parlare di protezione solare è diventato quasi un rituale quotidiano, tanto quanto bere acqua o dormire otto ore a notte. Ma se da un lato l'attenzione verso la cura della pelle è un segnale positivo, dall'altro sta iniziando a dare origine a una nuova forma di ansia.
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Si tratta di quella sensazione costante di non fare mai abbastanza per proteggersi dal sole; di aver dimenticato un'applicazione, di non aver scelto il filtro giusto, di esporsi troppo anche solo per pochi minuti. Un'ansia alimentata da social, beauty influencer, brand e una narrativa sempre più allarmistica, che rischia di trasformare un gesto di cura in un'ossessione. Dobbiamo davvero vivere con il terrore di ogni raggio di sole? Oppure possiamo trovare un equilibrio tra protezione consapevole e vita all'aria aperta? Per proteggere davvero la pelle, è fondamentale capire come i raggi solari la influenzano. I raggi UVA penetrano in profondità, danneggiando collagene ed elastina, e accelerano l'invecchiamento cutaneo. Oltre alla possibilità di causare rughe e perdita di tono, sono associati a tumori della pelle come il melanoma. I raggi UVB, invece, sono i principali responsabili delle scottature e contribuiscono anch'essi allo sviluppo di forme tumorali cutanee. La protezione solare quindi è necessaria, sempre, ma il dialogo attorno ad essa potrebbe essere un po' fazioso.
Che cos'è la Sunscreen anxiety e perché è problematica
Come si leggeva nel 2024 sul New York Times, in un articolo dal titolo What Gen Z Gets Wrong About Sunscreen, un sondaggio pubblicato dall'American Academy of Dermatology – in cui sono stati intervistati più di mille ragazzi e ragazze tra i 18 e i 26 anni –, quasi un terzo degli interpellati si diceva convinto che non ci fosse alcun legame tra l'eccessiva esposizione ai raggi del sole e il cancro alla pelle. Il 37% di questo campione di Gen Z ammetteva inoltre di mettere la crema da sole solamente quando (e se) qualcuno insistesse. Negli Stati Uniti, sempre l'estate scorsa, veniva pubblicato anche un altro sondaggio, questa volta dall'Orlando Health Cancer Institute, in cui si scopriva che il 14% degli under 35 americani pensava che spalmarsi continuamente addosso la crema solare potesse essere potenzialmente più pericoloso che scottarsi. Come scriveva Caroline Hopkins, è vero tuttavia che le persone intervistate per questi sondaggi fossero troppo poche per trarre delle conclusioni definitive sul rapporto dei giovani con l'SPF. All'epoca, però, ci si era convinti di una certa prevalenza del loro lassismo, ma un anno dopo, il fenomeno prevalente, e pur sempre preoccupante, sembra essere l'opposto. Almeno per una fetta di consumatori, anche Gen Z.
La consapevolezza comune riguardo all'importanza della protezione solare è progressivamente aumenta negli ultimi anni. Se un tempo nelle zone geografiche dai climi più freddi si considerava l'SPF come un prodotto necessario solamente per le vacanze al mare – molti credevano erroneamente che il cielo coperto offrisse protezione – oggi sappiamo che non è così. Nell'articolo The Rise Of Sunscreen Anxiety: Are We Taking SPF Too Far? pubblicato su Refinery29, il dermatologo Derrick Phillips aggiunge che la crescente paranoia riguardo all'uso della protezione solare può essere controproducente: «Viviamo in un mondo in cui le persone sono sempre più ansiose e, sebbene la consapevolezza sia un bene, per alcuni ricevere ripetutamente lo stesso messaggio sui social media può diventare opprimente».
In effetti, a chi ha un algoritmo di TikTok appassionato di tendenze beauty, micro influencer, 10-step routine di skincare, sarà sicuramente capitato di imbattersi in innumerevoli contenuti, alcuni anche di dermatologi – l'hashtag #sunscreen da solo, sulla piattaforma, conta 3.6 milioni di post –, che esaltano le virtù dell'uso quotidiano della protezione solare, ma allo stesso tempo fanno shaming a chi la evita. Su Instagram, non è raro che appassionati di bellezza e persino esperti condividano foto di casi estremi di scottature o rughe profonde nel tentativo di spaventare gli spettatori e spingerli a usare l'SPF regolarmente, i brand e il loro marketing, ancora di più. Il paradosso, allora, sarebbe proprio questo: la protezione solare fa bene alla pelle e alla salute in generale, ma il modo in cui viene trasmesso il messaggio sta iniziando a incidere sul benessere mentale delle persone.
Come spesso succede nel settore della bellezza, questi video, queste clip, questi contenuti possono diventare prima tendenze simpatiche e carine, ma poi vere e proprie ossessioni. Si parla di dermorexia per la skincare, di cultura del benessere che alimenta l'ansia, per il lato wellness e più in generale, salute. Ciò succede anche per quanto riguarda la crema solare, tanto che si è coniato il termine apposito Sunscreen anxiety. Su Reddit lo confessano in molti utenti: la crescente ossessione per la protezione solare è una realtà innegabile; ma quella che emerge non è in realtà una concreta preoccupazione per il cancro alla pelle, quanto più la paura di invecchiare precocemente. Il vero problema che emerge dai social network è che l'esposizione al sole causi rughe e linee sottili, lassismo cutaneo, macchie e pigmentazioni. Una preoccupazione che emerge anche prima dei quarant'anni, per molti, soprattutto molte. «Ho diverse pazienti della Generazione Z che sono particolarmente preoccupate di non mettere la protezione solare a causa della forte paura di invecchiare. Una di loro ha persino ammesso di indossare la protezione solare mentre dorme, preoccupata per la potenziale esposizione ai raggi UV al risveglio», ha raccontato Zainab Laftah, dermatologa, a Refinery.
L'uso della protezione solare è passato, in un qualche momento, dall'essere un semplice messaggio di pubblica utilità a una vera e propria tattica allarmistica. Sebbene apparentemente benintenzionato, questo messaggio non solo si basa sulla paura come motivatore, ma rafforza anche il desiderio della società di resistere a tutti i segni dell'invecchiamento. Secondo la società di intelligence Circana, il 70% della Gen Z utilizza già sieri anti-età quotidianamente. Sebbene la cultura popolare sia sempre stata ossessionata dalla giovinezza, è chiaro che nell'attuale mondo virtuale guidato dall'estetica, il confronto con l'età è diventato più complicato che mai. Per molti, la protezione solare vanta l'allettante promessa di fermare il tempo. La narrazione è sempre la stessa: l'invecchiamento, per le donne, è qualcosa da combattere, ritardare e curare. Se non è con le iniezioni, è con il cosiddetto selfcare; ma questo tipo di pressione, anche quando proviene da una questione che pone l'accento sulla cura del sé anziché sull'estetica – ed è forse per questo che in molti casi diventa così meschino – può essere estenuante.
Questa retorica viene costantemente riproposta attraverso i nostri schermi: da un lato, i bambini acquistano creme per il contorno occhi; dall'altro, i filtri AI ci offrono un'idea di come potremmo apparire con le rughe, aggravando il nostro disagio collettivo verso l'invecchiamento. Le giovani ragazze si sottopongono a dormire con mascherine, cerotti e fascette per il mento per congelare la pelle nel tempo – leggere alla voce morning shed –, mentre la crescente popolarità del Botox baby, del fox eye lifting, della terapia con luce rossa rafforza il messaggio che apparire giovani è sacrosanto, e facilmente ottenibile spendendo abbastanza soldi. In un epoca in cui alle donne è richiesto di aderire in continuazione a determinati standard di bellezza, il problema non sono le stesse, che in fondo dovrebbero essere pur libere di scegliere cosa fare con il proprio corpo. Non si possono biasimare le ragazze per il fatto di non volere invecchiare, quando è il sistema a volerle esattamente così. In questo schema, in cui a beneficiare davvero delle creme solari, sono le aziende che le vendono, non le persone che si prendono cura di sé, anche la protezione solare sembra essere diventata uno strumento per resistere all'invecchiamento, almeno minimo: il ritornello è sempre lo stesso, creare dei bisogni in consumatori targettizzati che quasi inevitabilmente saranno spinti ad acquistare le nuove formule di bellezza – davvero abbiamo bisogno di otto prodotti diversi, in texture e formule, nella beauty bag della spiaggia?
Ciò non vuol dire assolutamente che non bisogna usare l'SPF, perché bisogna (secondo gli esperti, circa 30 ml di protezione solare su tutto il corpo prima di esporsi al sole, soprattutto tra le 11 e le 15 nei mesi estivi, ricordandosi di riapplicarla ogni due se si è in spiaggia ore o subito dopo il bagno. Nei mesi freddi o quando il sole è meno intenso, circa un cucchiaino di SPF sulle zone esposte come viso e collo, portando con sé uno spray solare per eventuali ritocchi se trascorri molto tempo all’aperto). Ma è utile quantomeno ridimensionare il fenomeno, che non può mai diventare un'ossessione, perché a quel punto non si parla più di un'azione benefica. Soprattutto, bisogna ricordarsi cosa si vuole davvero combattere con l'SPF. Una cosa infatti hanno in comune i dati del 2024 e le riflessioni del 2025: nessuno, nella Gen Z ma non solo, sembra essere preoccupato del cancro alla pelle. Evidentemente qualcuno non la usa e qualcuno ne abusa. Ed è forse questo il vero problema del momento. È necessario, come società, separare la malsana fissazione di apparire più giovani dallo scopo della protezione solare (e magari affidarsi a un solo flacone): «Dobbiamo riformulare la sensazione di disgusto che accompagna l'invecchiamento. Il pendolo si è spostato troppo da un lato, dove le persone hanno paura di rughe e linee sottili, ma queste sono conseguenze naturali della vita», afferma il Dottor Phillips. La realtà è che l'invecchiamento è inevitabile, che si applichi o meno la protezione solare. Mentre le malattie, si può cercare di prevenirle.
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















