E se la vibe da cool girl fosse quella di non depilarsi le zone genitali? Dopo il trend del #FullBushinaBikini, che online ha riaperto la discussione sulla depilazione delle zone intime e sulle pressioni sociali che condizionano le donne e la loro estetica, è quello che sembra suggerire un account diventato ora popolare su TikTok con il nome di @President_bush_1 – un gioco di parole abbastanza ironico che rimanda, contemporaneamente, al 43esimo presidente degli Stati Uniti e al ruolo, fittizio, di presidente dei peli sull'inguine su TikTok.



Dietro questo profilo si nasconde, ma nemmeno troppo, Adia, la cantante leader della band shoegaze statunitense Stammer, che popola la piattaforma con le sue teorie sui peli pubici della celebrity culture. «Lily-Rose Depp? Beh, forse non è del tutto ovvio, ma ha un cespuglio folto; pota le siepi (ovvero rade la zona bikini) e i suoi peli si concentrano in un punto al centro, ma non in modo uniforme», dichiara la creator, ad esempio, sull'attrice di Nosferatu. È come un tarot reading, ma sulle zone genitali e sulla depilazione delle star: si tratta quindi, ironicamente, di una lettura dell'aura dei peli pubici di un determinato personaggio pubblico, basandosi esclusivamente sulle vibrazioni che questo emana. Possono essere rasati del tutto, tagliati in forme longilinee, incolti e folti, a chiazze o a mo' di barba: «È tutta una questione di energia del soggetto», spiega Adia a Dazed Magazine.

Il fenomeno è nato dai primi video di Adia dedicati al bush, girati — come lei stessa racconta — durante una pausa in bagno al lavoro, mentre era sotto l'effetto del Vyvanse. Uno di questi recitava: «Chi sa davvero, non ha bisogno di vedere una donna nuda per capire se ha un bush folto: lo sente e basta». Il video ha subito fatto il giro della piattaforma, e i commenti sono stati inondati di richieste per letture personalizzate da parte della "President Bush". Da quanto emerso, tutti volevano quel fascino un po' ribelle, self confident, che il famoso Full Bush rappresenta. Secondo Adia, infatti, chi ha un'aura da Full Bush trasmette sicurezza e un'attitudine anticonformista: è qualcuno che rompe le regole senza chiedere il permesso: Scarlett Johansson, Kamala Harris e ovviamente Charli XCX – anche nel 2025, emblema della cool girl.

I contenuti di Adia su TikTok si inseriscono nel più ampio movimento culturale denominato #Bushtok, in cui gli utenti interagiscono apprezzando e amando i propri peli al naturale, celebrando il proprio corpo e rifiutando le aspettative culturali di genere.

Depilazione femminile 2025: che cos'è il #Bushtok e perché è empowering

Già l'anno scorso, in un articolo di Highsnobiety intitolato The Great Pubic Hair Grow-Back, si analizzava il ritorno dei peli pubici femminili come tendenza culturale e simbolo di resistenza agli standard estetici imposti. Un po' quello che, a distanza di mesi, sta succedendo all'interno di questo #Bushtok. Si tratta di uno spazio di TikTok – tanto quanto quello del BookTok, dedicato ai libri –, in cui le donne e le ragazze hanno conversazioni riguardo i propri peli che decidono di non togliere, senza prendersi troppo sul serio. In questa community si uniscono infatti umorismo e spensieratezza a temi come l'empowerment e la self-acceptance: senza sentirsi in imbarazzo, le utenti prediligono il proprio benessere, rispetto a quello di uno sguardo esterno, magari maschile.

Di questa grande bolla di TikTok fanno parte anche i meno recenti contenuti Full Bush in a Bikini, trend che ha avuto origine dalla creator Sujindah e i nuovi meme con cui gli utenti abbracciano il topic: «Nessuno per strada sa che ho un bellissimo cespuglio Anni '70», commenta un'utente, mentre altri prevedono che il cespuglio sarà l'accessorio estivo più in voga quest'anno, in spiaggia o addirittura in passerella (sulla scia di John Galliano per Maison Margiela). Lo scopo delle varie clip è lo stesso: celebrare la ricrescita naturale dei peli pubici femminili, sfidando le norme estetiche e gli standard di bellezza imposti da decenni di cultura patriarcale, con un pizzico di ironia. C'è chi però si chiede se l'ennesimo trend di internet possa bastare a invertire la narrazione dominante che continua a opprimere le donne.

Breanne Fahs, docente di Women and Gender Studies all'Arizona State University e autrice del libro Unshaved, da anni approfondisce le implicazioni politiche legate ai peli corporei femminili. Secondo lei, ogni rappresentazione – nei media o nell'arte – che mostri donne fiere della propria pelle non depilata è un atto di resistenza contro l'imposizione patriarcale di quella liscia a tutti i costi. «Pensateci: oltre il 95% delle donne si depila regolarmente, eppure non esiste alcun beneficio per la salute. È un numero altissimo! Ci sono persone che faticano persino a lavarsi i denti ogni giorno, e lì sì che parliamo di prevenzione», dichiara a Dazed Magazine. L'ideale di bellezza femminile continua, infatti, a essere quello della pelle perfettamente glabra e setosa, ma questa aspettativa è del tutto irrealistica, oltre che preoccupante, perché promuove anche in donne adulte la riproduzione di un corpo di tipo fanciullesco (come a dimostrare che le donne possono essere considerate belle solo se giovani, per non dire bimbe).

Depilarsi – che sia con ceretta o lametta – richiede tempo, può irritare la pelle e provocare effetti collaterali fastidiosi: follicolite, rossori, peli incarniti e ricrescite pungenti. È proprio qui che i discorsi online come quelli del #Bushtok fanno la differenza: danno visibilità e normalizzano una realtà troppo spesso nascosta. Per Fahs, questo tipo di esposizione può contribuire a cambiare la percezione del corpo femminile, considerandolo non più solo come oggetto estetico, ma come terreno di resistenza. «Uno dei modi più potenti per capire e sfidare una norma sociale è infrangerla deliberatamente», afferma infatti. Le donne sentono sulle proprie spalle il peso di standard ingiusti e oppressivi, ma iniziative come queste sembrano offrire uno spazio per ribellarsi con leggerezza, riscoprendo il proprio corpo sotto luci diverse. «Viviamo tempi difficili, e abbiamo bisogno di ironia, leggerezza e forme di resistenza incarnate, anche giocose», aggiunge l'esperta.

Il #Bushtok è uno spazio davvero progressista?

Sebbene il #Bushtok offra una piattaforma per parlare positivamente online di liberazione femminile attraverso i peli, alcuni temono che la conversazione possa ridursi a un mero dibattito, appunto, soltanto attorno al radersi o al non radersi dei peli. Il che potrebbe ridurre il femminismo a discussioni puramente estetiche, trascurando la ben più significativa questione, ad esempio, di quanto siano radicati i beauty standard all'interno di sistemi capitalistici restrittivi. Viverci dentro, significa anche non negarne ingenuamente le dinamiche: come poteva succedere per il Glow Down Movement, infatti, c'è chi pensa che un trend pensato per distruggere gli standard di bellezza che ne impone altri, rappresenti l'ennesima sconfitta. Ed è facile che capiti in posti come i social network, che si nutrono delle tossicità umane.

Questi, inoltre, sono lo spazio in cui si alimenta il dibattito, spesso condito, come capita nel #BushTok, da commenti di odio, grassofobici, razzisti. Qualsiasi conversazione che riguardi i corpi femminili, peli compresi, viene accolta online con reazioni negative, soprattutto a confrontarsi con l'argomento sono alcuni utenti uomini, il più delle volte pelosi. «Non sono quelli che parlano dei propri peli a preoccuparmi, ma quelli che prendono il controllo del dibattito e lo trasformano in qualcosa di sessuale», dichiara infatti l'attivista Gwynneth (@gar1icparmesan) al magazine britannico Dazed. Quando uomini eterosessuali cisgender esplicitano la loro preferenza estetica per ragazze pelose, stanno cooptando il movimento e riformulandolo come qualcosa pensato per il loro piacere. Questo scenario è deprimente ed è ciò che rende alcuni scettici di fronte al fenomeno del BushTok. Così facendo, infatti, gli stessi vanificano le lotte di chi pensano di complimentare, riportando lo sguardo sui corpi nuovamente all'esterno delle soggettività che invece, con quel trend, stavano decidendo come essere per se stesse. Ci sono poi anche uomini che lasciano commenti volgari e sessisti sotto i video, dove gli stessi chiedono alle ragazze di mostrare i peli. Il dubbio su quanto effettivamente il Bushtok possa essere davvero progressista è quindi lecito, perché il rischio di oscurarlo come spazio con gli stessi atteggiamenti patriarcali che intende sfidare è tangibile e reale. «Questo tipo di commenti sembra un tentativo deliberato di ridurre una donna che parla apertamente di peli a un oggetto sessuale, il che è sia scoraggiante che frustrante», afferma ancora Gwynneth.

Come si legge su Highsnobiety, secondo Alan McKee, ricercatore e direttore della Facoltà di Arte, Comunicazione e Inglese all'Università di Sydney, il grande ritorno dei peli pubici, sia dentro che fuori dal BushTok (ad esempio nella pornografia, campo di cui è esperto), non implica per forza l'inizio di una rivoluzione. Per ora, infatti, si tratta solamente di un trend, che come i suoi predecessori, su tutti, la BodyPositivity, è destinato a fallire: «La moda è definita da ciò che solo una minoranza può fare. Per me ha perfettamente senso che dopo molto tempo in cui è stato richiesto alle donne di togliersi i peli, ora gli venga domandato l'opposto. In realtà non importa nemmeno se la richiesta è quella di far crescere i peli pubici o di non averli: non è quello il problema. Il problema è che viviamo ancora in una cultura in cui le donne sono obbligate a dare un senso al proprio corpo sotto strutture patriarcali».

Se da un lato è vero che il BushTok può funzionare come spazio sicuro, stimolante e divertente in cui confrontarsi apertamente fra donne di peli sul corpo, dall'altro, la vera liberazione di queste si manifesta solamente nella loro autodeterminazione, che si concretizzi con la scelta di mantenere i peli naturali o quella di toglierli. La vera liberazione delle ragazze si manifesta abolendo ogni tipo di standard, allontanando ogni uomo che, invece di predisporsi all'ascolto e mettersi in discussione, cerca di appropriarsi di statement e discorsi politici che non gli appartengono. Quindi no, per rispondere alla nostra domanda inziale, non per forza la vibe da cool girl corrisponde a una zona genitale non depilata, ma è vero, in qualche modo, che Charli XCX ha la vibe di una ragazza con il Full Bush.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.