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Qualche settimana fa, un paio di tette catturava l'attenzione di tutto internet alla scorsa Paris Fashion Week. Erano quelle in silicone dell'ultimo look di Duran Lantink. Il designer olandese chiudeva la sfilata della sua collezione autunno 2025 con un modello uomo che indossava, sopra al suo petto nudo, due grosse e rimbalzanti fake boobs. Sempre a Parigi, sempre nell'ambito della recente settimana della moda, Miuccia Prada adagiava le sue ultime creazioni Miu Miu su alcuni bullet bra, che modellavano i seni, in forme a oggi desuete, sotto vari maglioni attillati. L'ossessione per il brand tra i più cute e girly del momento veniva alimentata ancora di più anche dalla scelta di utilizzare questo tipo di reggiseno – a proiettile, si dice in italiano –, un po' perché tutte le cose più cool le fa proprio Miu Miu, un po' perché alcune delle personalità del fashion system più ineteressanti lavorano a Miu Miu (per esempio, Lotta Volkova, stylist che su Instagram, attraverso un feed che è un capolavoro di culto, mostra ogni stagione i dettagli degli show; per il prossimo autunno, non poteva allora mancare lui).
Dagli Anni '50, con i suoi busti che esageravano la figura a clessidra agli Anni '80, ripreso da personalità di spicco come Madonna e Jean Paul Gaultier, questo capo vintage ritorna ancora oggi. Solo i più appassionati forse sapranno che i vestiti sono sempre anche politici: «Abbiamo bisogno della femminilità in questi momenti difficili, per sollevarci», dichiarava infatti Miuccia Prada nel backstage della stessa sfilata, facendo riferimento a una cruda attualità. Se come si legge su The Cut, il suo show è riuscito a lanciare una dichiarazione moderna per definire il femminile in senso lato, liberandolo da barriere di genere con un cast diversificato e alcuni volti noti – Gigi Hadid e Sarah Paulson –, lo stesso non sembra essere successo al collega Lantink.
«Si tratta di cosplay, di giocare con il cattivo gusto, si tratta di forma. Ogni stagione, cerchiamo di sorprendere noi stessi su come possiamo trasformare un pezzo originale in qualcosa che troviamo interessante», dichiarava Lantink a WWD riguardo la sua ultima collezione. Essendo tuttavia le intenzioni dello stilista poco chiare, non tutti hanno trovato quella delle tette in silicone su un uomo una trovata geniale. Dilara Findikoglu, mente dietro al naked dress di Julia Fox agli Oscar, sembrava infatti criticarla via Instagram, anche se non in maniera esplicita, senza mai fare nomi o riferimenti diretti: «Sono delusa nel vedere la presa in giro del corpo femminile da parte di un giovane stilista che in realtà amavo e rispettavo. Sinceramente è così stancante vedere gli uomini usare ancora i nostri corpi in questa mentalità medievale».
Anche per Miu Miu, in realtà, non sono mancate analisi coerenti. In una linea narrativa che minimizza l'inclusione da qualche anno a questa parte, dopo un'ondata di Body Positivity mainstream, MarieClaire.com sottolinea come nonostante gli abiti presentati come quelli di tendenza per i prossimi mesi abbracciassero le curve, a mancare, sulle passerelle dell'ultimo Fashion Month, anche quelle di Miu Miu, fossero proprio i corpi ad averle ispirate. Vogue Business.com ha infatti confermato quello che hanno visto tutti: questa stagione ha raggiunto il minimo storico di rappresentazione di corpi curvy e corpi grassi (uno studio semestrale sull'inclusività delle taglie, pubblicato lo scorso 17 marzo, ha infatti riportato che solo lo 0,3% del totale dei look mostrati nei principali mercati – New York, Londra, Milano e Parigi – era plus size).
Ma se come l'ha detta Miu Miu, i design sinuosi, così come il bullet bra, sono stati utilizzati per canalizzare «il potere della femminilità», rimane proprio da chiedersi cos'è che rappresenta l'essenza della womanhood. E qual è il filo rosso che unisce positivamente il reggiseno a proiettile, negativamente i siliconi di Duran Lantink, il look di Julia Fox e l'opinione di Findikoglu. Le tette, sì, ma attraverso un approccio un po' diverso da quello a cui siamo abituati. Ovverosia uno pensato da una donna per altre donne, distanziato per sempre dal male gaze.
In Tette. La Rivoluzione femminile presa di petto (Edizioni Sonda, 2025), Sarah Thornton racconta, con la prefazione di Giulia Blasi, la storia sociale, culturale e personale del seno, con un'attenzione particolare alla sua percezione nella società contemporanea. Contiene testimonianze di chirurghi plastici, autorità religiose, donatrici di latte materno, designer di reggiseni – tra cui un sorprendente scambio con il CEO di Victoria's Secret – e professioniste del sesso. «Il seno è frainteso e sottovalutato, marginalizzato dalle storie dell'umanità e dell'evoluzione, così avvolto nei miti maschilisti», si legge nelle pagine della sua introduzione.
Per narrare la storia delle tette, Thornton parte da La Libertà che guida il popolo, dipinto del 1830 di Eugène Delacroix - una donna forte, che tiene in una mano la bandiera della Francia e nell'altra un fucile: «È vestita, ma i suoi seni scoperti hanno lo scopo di affermare la sua audacia e simboleggiano i principi fondamentali della democrazia. Ma l'opera mostra anche una sottile ironia. Nonostante i loro appelli e manifesti, alle donne fu negato il diritto di voto, di possedere una proprietà, di gestire i propri guadagni e di accedere all'istruzione. Questa Libertà è un diversivo, una figura femminile fittizia che aiuta a tenere le donne della vita vera al loro posto».
Mentre il seno della Libertà fondeva politica ed estetica in modi nuovi e specifici per la costruzione delle nazioni del XIX secolo, la forma e la dimensione dei suoi seni non erano niente di nuovo: «Per millenni, l'ideale europeo ha prediletto seni grandi più o meno quanto una mela, che fossero mele selvatiche medievali o varietà Bramley barocche. A parte l'importante eccezione delle dee induiste molto formose, la bellezza era associata a seni modesti. Dopo la Seconda guerra mondiale, l'ideale americano ha cominciato a preferire petti più grandi. Il mega-seno era una conseguenza distorta dell'eccessiva ossessione per l'immagine corporea alimentata dalle pin-up durante il primo conflitto mondiale e dai film di Hollywood? O era l'incarnazione di un'ideologia di polarizzazione di genere che cercava di tenere le donne zitte e buone a casa quando gli uomini tornavano dal servizio militare? Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la propaganda del governo americano incitava le donne ad aiutare gli uomini durante le imprese belliche, Rosie the Riveter (Rosie la Rivettatrice) aveva ciglia estremamente provocanti, ma un petto quasi invisibile. I seni grandi, come suggerisce Rosie, si mettono sempre in mezzo. Sono una gran rottura di scatole».
Il desiderio travolgente di capire i molteplici significati e usi dei seni, ha portato l'autrice canadese, che con Feltrinelli ha pubblicato Dai club ai rave: musica, media e capitale sottoculturale nel 1998, a realizzare, attraverso lo studio, alcune verità sulle tette. Innanzitutto, che i seni non sono universalmente erotici: «Le prove antropologiche ci dimostrano che l'attrazione erotica per i seni varia da cultura a cultura. Nelle comunità indigene dove, per il clima tropicale, le donne non indossano niente sopra la vita e allattano in pubblico, i seni appartengono ai bambini. Katherine Dettwyler, che ha condotto diverse ricerche etnografiche in Mali, Africa occidentale, ha scoperto che entrambi i sessi erano "divertiti" dall'idea che un uomo adulto potesse mettere la bocca sul seno di una donna durante i preliminari. Consideravano "innaturale" il fatto che gli adulti fossero sessualmente attratti dai seni delle donne».
Poi, che la sessualizzazione del seno era, in principio, una perversione francese: «L'idea del seno come oggetto erotico si è sviluppata in Francia durante il Rinascimento, circa seicento anni fa, parallelamente alla popolarità dell'allattamento al seno. La delega dell'allattamento dalle mogli alle balie ha permesso all'aristocrazia di avere più figli (l'allattamento può sopprimere l'ovulazione) e alla madre che partoriva di conservare una forma del seno più giovanile. Non essendo più utilizzati dai neonati, i seni diventavano un elemento di possesso, un oggetto di fetish e lo status symbol di mariti e amanti. A partire dal Cinquecento, i re francesi hanno iniziato a commissionare dipinti che raffiguravano i seni immacolati sodi delle amanti che avevano partorito i loro figli, accanto a quelli pesanti delle balie che li nutrivano. A metà Ottocento, a Parigi, il mercato del latte materno era diventato un settore importante, grazie al quale aziende specializzate favorivano l'affido dei figli di commercianti e piccoli borghesi urbani a donne rurali pagate per allattarli. In altri Paesi europei si faceva ricorso all'allattamento a pagamento in base al clima politico». E che il latte artificiale, all'inizio del XXI secolo, può aver influenzato i preliminari eterosessuali. Ma è nel nel XX secolo che i feticci sessuali si sono spostati dalle gambe ai seni: «Nella prima metà del XX secolo, le gambe erano probabilmente la parte più erotizzata del corpo femminile. Dopo essere state coperte per secoli da gonne lunghe che sfioravano il pavimento, avevano ora il potere di eccitare gli uomini. Tra il 1942 e il 1951, per esempio, Betty Grable è stata l'attrice più pagata d'America e la sex symbol più popolare. Era così celebrata per le sue gambe che la 20th Century Fox le ha assicurate per un milione di dollari. Nel 1953, un anno di riferimento per la sessualizzazione dei seni, Marilyn Monroe era diventata la bomba sexy di Hollywood per eccellenza, protagonista del famoso film Gli uomini preferiscono le bionde e apparendo in topless nel numero inaugurale di Playboy. Nella locandina di A qualcuno piace caldo, i capezzoli dell'attrice si trovano all'altezza degli occhi dei suoi co-protagonisti, Tony Curtis e Jack Lemmon, che venivano promossi come suoi "compagni di petto". Nello stesso periodo, il seno di attrici come Anita Ekberg e Sophia Loren acquisisce sempre più risalto: viene celebrato quasi come il loro coprotagonista ironico e sexy nei film e negli scatti promozionali degli stessi».
Gli ideali di bellezza globali sono però diversi: «La fine del XX secolo ha visto un proliferare di tentativi etnocentrici da parte degli studiosi maschi per trasformare l'ossessione americana per i seni grandi e rotondi in una presunta "legge di natura" evolutiva, applicabile universalmente a tutte le culture e in ogni epoca. Eppure, questo archetipo non solo non rifletteva la realtà dei seni femminili, ma non ha mai prevalso in Africa. Per esempio, nelle sculture in legno Dogon del Mali, l'ideale consiste in seni lunghi e conici. Al contrario, in gran parte dell'Asia, l'archetipo consiste nel petto piatto, come possiamo vedere chiaramente nell'abbigliamento tradizionale delle geishe giapponesi e delle nobildonne cinesi, che minimizzavano le curve attraverso il bendaggio del seno. Quando il seno grande e rotondo è diventato globale, è stato percepito come un'"americanizzazione" dovuta all'influenza di Hollywood».
I seni grandi sono infatti stati una moda dal 1953 al 2007: «Mentre i seni sono una parte immancabile della vita erotica occidentale, l'ossessione durata cinquant'anni della cultura mainstream americana per i seni grandi inizia con il successo istantaneo della rivista Playboy nel 1953 e si estende fino all'episodio finale di Baywatch nel 2001, la serie televisiva che aveva tra i personaggi Pamela Anderson nei panni di bagnina, bionda e con un seno importante. Questo periodo idealizzò i seni enormi nello stesso modo in cui l'industria pornografica valorizzava i peni grandi. Ha idealizzato e globalizzato la sessualizzazione aggressiva dei seni. Dal 2007, gli interventi per l'aumento del seno sono diminuiti. Mentre i seni continuano a ondeggiare e a rimbalzare sui nostri schermi, lo fanno senza la stessa energia o eccitazione perversa».
Sarah Thornton, che dopo anni di biopsie ha preso la decisione di sottoporsi a una doppia mastectomia, durante le sue ricerche scopre inoltre anche che la maggior parte delle donne non apprezza i propri seni. Con Tette, la studiosa esorta quindi i lettori a cambiare lo sguardo su una parte femminile del corpo, riconsegnandolo alle donne: intende invertire la narrazione sui seni, per riappropriarsene anche come strumento di lotta femminista. «I seni non sono stati una questione chiave per il movimento femminista. Quando si tratta del corpo femminile, le femministe tendono a concentrarsi sulla vagina, sull'utero e sulle ovaie (…) Finché saranno denigrati, resteremo il "secondo sesso"», afferma infatti, citando Simone de Beauvoir. L'idea che i seni siano «caratteristiche sessuali secondarie è errata. I seni sono parte integrante della riproduzione umana. Senza l'allattamento, la specie umana non sarebbe sopravvissuta per 200mila anni. Niente seni, niente discendenza». Il seno infatti è primario. E quindi perché guardiamo così tanto le tette ma riflettiamo così poco su di loro? Perché hanno meno potere e autodeterminazione rispetto ai testicoli o alla vagina? Perché le tette vengono screditate come stupide? Perché le donne che allattano sono allo stesso tempo virtuose e disgustose? Perché una molestia sessuale al seno è quasi sempre percepita come meno violenta che altrove? Su queste e molte altre domande Thornton riflette nel libro, che si pone la massima ambizione nel dissociare i seni dal senso di vergogna e farli diventare un motivo di orgoglio: «I seni sono simboli chiave della femminilità, quindi il loro status influisce sullo status complessivo delle donne». Apprezzando il valore della parte superiore del corpo femminile, Tette vuole contribuire alla continua ascesa delle donne, per raggiungere, infine, il crollo della supremazia maschile.
Non ho mai pensato così tanto alle mie tette come da quando ho incontrato questo testo. Non le ho mai considerate troppo: non mi davano troppa gioia, né me ne toglievano. Anche io, come a questo punto credo tante altre, pensavo che a definirmi come ragazza o come donna sarebbero stati più che altro i genitali: era lì il posto in cui andavo per provare piacere, era lì dove mi avrebbero attaccata per annientarmi. Da qualche mese, coccolo il mio seno con attenzione, gli dedico più cura, ne accarezzo gentilmente i capezzoli, gli rivolgo alcune odi, gli voglio bene davvero. Quest'estate deciderò se mettermi un bullet bra sotto a un top crop o continuare a non portare il reggiseno, come faccio da anni a questa parte – è un po' un mio signature look. Finché lo deciderò io, sarà sempre una scelta valida. Il mio corpo e i miei vestiti sono politici. Le mie tette sono politiche.
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.
















