Ci fa vedere direttamente dalla telecamera del suo pc il tatuaggio che si è fatto, per la prima volta, solo l'anno scorso; oggi ha 81 anni e 40 li ha passati alla guida del settore farmaceutico e cosmetico. Il Dottor Vittorino Bortolin, chimico industriale, con laurea in Farmacia e storico collaboratore dei padri della cosmetologia italiana Iginio Bonadeo e Gianni Proserpio, si collega alla riunione Meet per raccontarci Etoo, startup specializzata in dermocosmetici innovativi per le pelli tatuate. Una rivoluzione per la skincare: è il primo marchio a riconoscere le peculiarità delle pelli tatuate nell’intero ciclo di vita e a mettere quindi a punto linee che rispondono a tutte le esigenze, sia universali che specifiche, del derma soggetto a iniezione di inchiostri. La degradazione degli stessi non è infatti solo un tema estetico, ma interessa la pelle in senso più ampio in tutti gli aspetti di cura e mantenimento anche delle parti non direttamente tatuate.

L'esigenza di creare tutto ciò nasce da una storia personale e professionale molto particolare: una prima fase si conclude nel 2021, quando, dopo 50 anni di matrimonio, Bortolin perde la moglie, compagna di vita e di battaglie. Preso dallo sconforto, decide di vendere l’azienda da lui fondata nel 1982, Valetudo, oltre che i suoi brand storici, Biogena e Histomer. Poco dopo, si lascia ispirare da una nuova passione e decide di rimettersi in gioco una seconda volta.

Si innamora di Anna e si fa ispirare nella fondazione di Etooo – è proprio lei che, da tatuata, gli chiederà come mai i suoi tatuaggi si deteriorano, spingendolo a formulare prodotti ancora inesistenti. La prima skincare routine per pelli tatuate nasce così, dal bisogno di darsi una nuova chance, andando alla ricerca di nuove emozioni, di nuove sfide e di nuove espressioni creative che collimano nel far incontrare la tecnica cosmetologa Made in Italy con inedite suggestioni del prodotto, formule e funzionalità, per rispondere a un vuoto di mercato. In Europa vivono infatti 60 milioni di persone tatuate; sette milioni in Italia – a cui si aggiungono 2 milioni, prevalentemente donne, che ricorrono alla PMU, permanent make-up – ma la comunità, come dichiara il dottore, è sempre stata ignorata sia dalla ricerca che dal mercato. Persone che tuttavia vogliono essere attenzionate.

Bortolin porta quindi al servizio della formazione di una nuova community le sue competenze scientifiche insieme a un'ulteriore specializzazione in campo dermoestetico per la categoria dei tatuatori. Pur conservando quello farmaceutico come principale canale distributivo, il progetto intende aprire a tatuatori professionali e operatori estetici certificati il percorso di affiancamento riservato a dermatologi e farmacisti, combinando assistenza commerciale e asset tecnico-scientifici in grado di supportare queste nuove categorie nell’ampliamento delle proprie attività e nello sviluppo dell’intero comparto: sono proprio loro, quando decidiamo di farci un tatuaggio, a stare in diretto contatto con noi e con la nostra pelle.

Guida alla skincare dei tatuaggi con il Dottor Vittorino Bortolin

Quali sono rischi a cui la pelle si espone attraverso i tatuaggi? C'è qualche mito da sfatare sui tatuaggi che fanno male alla pelle?

«Ci sono delle persone per le quali sarebbe controindicato un tatuaggio: sono chiaramente delle situazioni particolari, tipo patologie. Il tatuaggio è infatti una ferita – in fase di realizzazione sanguina pure. Quindi, per esempio, non dovrebbero tatuarsi persone che hanno problemi di coagulazione ed è sconsigliato per le persone con immunodeficienza, visto che si potrebbe infettare. Un'altra categoria, anche se sana, è quella delle persone con grande tendenza a sviluppare nei; un tatuaggio potrebbe andare a mascherare la insorgenza o l'aumentata dimensione di alcuni nei. Poi sarebbe consigliabile evitare sottoporre l'organismo a una situazione di questo genere anche in situazioni di gravidanza o di allattamento».

Cosa succede nel nostro corpo quando ci si tatua?

«Quando ci si tatua, un'enorme quantità di sostanze vengono iniettate in profondità, al di sotto dell'epidermide, dove ci sono pure vasi sanguigni, capillari, circolo linfatico, eccetera. I pigmenti degli inchiostri non entrano in circolo per via della loro dimensione: gli inchiostri da tatuaggio – attenzionati a lungo dagli organi legislativi europei che presiedono alla nostra salute – sono costituiti da pigmenti, cioè da particelle solide che hanno una dimensione superiore a un certo valore soglia, tale per cui quelle che sono le cellule spazzino (microfagi) del nostro organismo (preposte a eliminare quello che va eliminato tipo cellule morte, che invecchiano, corpi estranei e così via) non riescano ad inglobare queste particelle dei pigmenti che costituiscono l'inchiostro. Per dirla molto banalmente, le particelle degli inchiostri sono più grandi della bocca di chi se li dovrebbe mangiare e portare via, per cui restano lì. Questa è la ragione per la quale gli inchiostri sono indelebili, perché non posso venire fagocitati e portati via. È vero tuttavia che questi coloranti, questi pigmenti non sono sono stabilissimi. Per cui tutti sappiamo che nel tempo i tatuaggi si deteriorano».

Ma parliamo solo di tatuaggi artistici?

«Quando parliamo di tatuaggi, la nostra mente va alle persone tatuate con il cosiddetto tatuaggio artistico. Però esistono altre tipologie che possono essere attenzionate, come quella del tatuaggio estetico, il PMU (Permanent make-up), c'è la tricopigmentazione, per esempio, una tecnica che maschera la calvizie con un deposito di pigmento nello strato superficiale del cuoio capelluto, poi ancora quello per mascherare la vitiligine o le smagliature. E quella del tatuaggio medico (come quello dell'areola mammaria), forme di tatuaggio che hanno una valenza più medica che non estetica».

Cosa succede quindi quando i tatuaggi si rovinano? È solo un fatto estetico?

«Gli inchiostri quindi si degradano, si rompono, si deteriorano. Ma non è solo un fatto estetico, come vi è invece la tendenza di pensare. Certo, dopo un po' il tatuaggio non sarà più bello e definito come prima, ma c'è altro da tenere in considerazione. Voi sapete che nulla si crea e nulla si distrugge. Se una cosa si trasforma, se non non è più quella di partenza, sarà diventata qualcosa d'altro. Bisogna quindi porsi il problema di queste sostanze, che sono sicure poiché sono normate, che vanno incontro alla degradazione dei pigmenti: cosa diventano nel tempo? Potrebbero risultare in sostanze incognite; non sappiamo cosa sono. Quindi mantenere l'inchiostro, mantenere il tatuaggio bello come il primo giorno, curarlo come si cura la propria pelle quotidianamente è una cosa che ha anche una valenza sanitaria, non solo estetica».

Perché i tatuaggi si rovinano? Come si può prevenirne il peggioramento?

«Il tatuaggio si deteriora per una causa che è quella dello scolorimento dei pigmenti, indotto soprattutto dalla luce. Coma accade a tante sostanze colorate, che vengono danneggiate dalla luce, il tatuaggio si sbiadisce e si scolorisce. Poi c'è anche una perdita di definizione del disegno dovuta al fatto che la pelle non è più rigida, soda, elastica e compatta come quando era stato fatto 10 anni prima, per esempio. È proprio come un quadro disegnato da un bravo pittore esposto alla luce; si scolorisce perché sta esposto al sole, però anche la sua tela sua si sgualcisce. Invecchiando, la pelle cambia il substrato sul quale è stato fatto il tatuaggio: questo diventa meno bello perché invecchiano i pigmenti sì, ma anche per il cambiamento della pelle. Il compito della skincare, della cura della propria pelle, dovrebbe quindi essere quello di curare allo stesso tempo il tatuaggio, proteggendolo dal deterioramento degli inchiostri, e la pelle stessa».

Quali sono le linee guida da seguire per prendersi cura della pelle una volta tatuata?

«Le pratiche di skincare sono ormai diffusissime, ma per chi ha la pelle tatuata si aggiunge un altro fattore. Ci si prende cura quotidianamente delle varie zone del corpo e chi ha un tatuaggio dovrebbe aggiungere un'attenzione e una protezione extra, perché ha un "problema" in più. Bisogna prendersi cura anche di questi pigmenti particolarmente sensibili alla radiazione solare: al mare o in spiaggia, il sole fa male perché provoca scottature, ma anche perché fa invecchiare la pelle: ugualmente, deteriora la bellezza del tatuaggio. Le linee guida sono le stesse da seguire per una cura standard, ma con un focus maggiore, per esempio, su una linea di prodotti, come per esempio solari per quanto riguarda la protezione, dedicati alla persona tatuata. Bisogna affidarsi a prodotti che considerino i pigmenti anche per tutta la categoria dei "pentiti del tatuaggio". La rimozione è un intervento medico che si fa con il con il laser in studi medici. Effettuandola, si vanno a distruggere questi pigmenti con un laser, ma non è che questi scompaiano dalla nostra pelle, si trasformano in altro. Ci sono ancora solo che non sono più visibili nel disegno a cui siamo abituati».

Ci sono differenze di care in base alle zone del corpo sui cui ci si tatua?

«Sulle mani o sulle zone più esposte, i tatuaggi si deteriorano prima sempre per via del sole. Se si ha un tatuaggio nascosto, quello durerà di più perché non viene irradiato; sempre che non intervengano altri fattori come per esempio smagliature o ceretta, su cui bisogna invece agire con specifica attenzione. Come, del resto, sulle sopracciglia tatuate che vengono abbinate a trucchi tradizionali: una pelle tatuata esteticamente è bene detergerla con un prodotto struccante che tenga in considerazione anche l'inchiostro. L'idea nostra è stata quella di creare dei prodotti specifici per zone e esigenze».

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.