Body Talks è il nuovo spazio di Cosmopolitan Italia in cui parliamo, con rispetto, dei corpi che si evolvono, che amiamo, che non ci piacciono, che vogliamo imparare ad accettare. Una rubrica mensile in cui leggere per ispirarsi e capirsi di più: l'ospite del secondo episodio è Vanessa Villa.

Un progetto di Margherita Meda, Digital Brand Officer di Cosmopolitan.it, Francesca Scrimizzi, Head of Digital Beauty e Beatrice Aquilini, Beauty Editor hub femminili di Hearst Digital.


Dress to Impress è un videogame di Roblox creato nel 2023 che negli ultimi mesi ha acquisito sempre più popolarità fra le ragazze online. In uno spazio multiplayer, giocatrici di tutte le età si incontrano per vestire, o meglio stylare, le proprie avatar in cinque minuti, secondo un tema specifico deciso dal server, con la possibilità di scegliere fra diversi capi e trame, gonne o vestiti a tinta unita, top o t-shirt dai pattern più particolari. Allo specchio e sulla poltrona dell'hairstylist, si possono personalizzare i make-up e le acconciature, la nail art a mandorla o a ballerina. Sebbene le taglie dei corpi sullo schermo non siano per nulla inclusive – c'è solo un'opzione di modella ed è magra, alla Victoria's Secret Fashion Show –, per altri, anche se pochi, aspetti la diversità è rappresentata: si possono selezionare vari colori di pelle, a cui possono venire applicate ben tre diverse tipologie di macchie di vitiligine per ogni skin tone.

Tutto ciò, come ci racconta Adriana Bazgan in questa puntata di Body Talks, probabilmente qualche anno fa non sarebbe mai successo. Erano piuttosto scarse le consapevolezze e l'informazioni riguardo la condizione che accompagna la content creator piemontese, classe 1996, dall'età di 8 anni. Appassionata di make-up e skincare un po' per amore, un po' per odio, e poi ancora per amore, su Instagram e TikTok condivide video tutorial a tema beauty e altre clip per fare conoscere al mondo la vitiligine, normalizzarla, non far più sentire nessuno solo o escluso.

I suoi occhi circondati da aureole bianche sono ciò che la rende speciale, dice, ma secondo noi lo sarebbe anche senza: «Avere la vitiligine o non averla non cambia nulla, siamo le persone che siamo e l'importante è quello che abbiamo dentro di noi, non quello che gli altri vedono», conferma lei. Durante la chiamata che ci ha legato per circa un'ora in un pomeriggio di fine autunno, Bazgan ci ha raccontato la sua esperienza e la sua missione; com'è stato convivere da bambina e adolescente con la vitiligine, com'è cambiato il suo rapporto con questa nel corso degli anni, come ha iniziato a celebrarla sempre, nella vita e sui social, senza nasconderla più, i sentimenti che la spingono a fare ciò che fa. Più qualche dettaglio prezioso e interessante della sua beauty routine, del suo amore per le full face e di come concilia look mostrando sia la vitiligine che gli ombretti.

Come accettare e normalizzare la vitiligine: l'intervista a Adriana Bazgan

Come hai vissuto l'insorgere della vitiligine sulla pelle del corpo e sul tuo viso da bambina, e poi da adolescente? Come ti sentivi?

«Da bambina è stata una grande novità, nessuno della mia famiglia conosceva questa patologia, nessuno ce l'aveva. A causarla, quando avevo 8 anni, è stata una semplice caduta in bicicletta e un conseguente trauma da lesione. Molto probabilmente ero già predisposta. Siamo andati da un dermatologo, ma inizialmente ero molto confusa, anche
perché vedevo la mia vitiligine crescere ogni giorno sempre di più; prima sulle ginocchia e poi con delle piccole macchiette sulle palpebre, sui gomiti. È stato un po' destabilizzante. Chi mi conosceva da prima ha visto la mia pelle cambiare. Una novità che non è stata facile da accettare e che con l'adolescenza è diventata ancora più tosta: i miei coetanei, che non sapevano nulla sulla patologia, a volte mi facevano domande che mi ferivano. Il diverso veniva e viene ancora visto automaticamente come sinonimo di sbagliato: ero la ragazza a cui facevano le battutine in classe, me le vivevo molto male. Tendevo a chiudermi, a rimanere da sola e a non aprirmi agli altri, stavo nella mia zona di comfort. Mi sono sentita esclusa e discriminata».

Come è cambiato, negli anni, il rapporto con la tua vitiligine? In cosa è consistito il tuo percorso di accettazione e celebrazione? Ora come ti senti?

«Quando ho iniziato a capire che lo stress che mi stavo provocando e la tristezza che avevo nei nei riguardi del del mio aspetto non mi stavano dando tranquillità, il mio rapporto con la vitiligine ha cominciato a cambiare. Per esempio, fino a circa i vent'anni, io andavo al mare truccata, non volevo che gli altri mi vedessero perché avevo paura del giudizio, che poi magari non sarebbe arrivato, però lo prevenivo. Al mare ero quella che faceva finta di prendere il solo tutto il tempo, oppure leggeva un libro, ma in realtà volevo solo tuffarmi di testa in piscina. Il fatto è che avevo il fondotinta anche sulle ginocchia. A un certo punto mi sono detta: "Ok, basta, iniziamo a farla vedere, se gli altri mi guardano male pazienza, cerco di non farci più caso". Così, dal coprirla magari tutti i giorni anche solo per andare a fare la spesa, ho iniziato a non farlo più. È stato un distacco totale, non la coprivo più per nessuna ragione, volevo disintossicarmi completamente da quella mentalità per cui avrei dovuto per forza apparire come gli altri. Dopo un po' ho iniziato a fare contenuti sui social e ho constatato come tante persone, in realtà, apprezzassero questa particolarità. Questo percorso mi ha aiutato molto; piano piano ho iniziato a vedere la vitiligine come un una mia caratteristica, un qualcosa che potevo mostrare agli altri, attraverso cui, addirittura, potevo ispirare le persone con la stessa condizione a mostrarsi. Dall'odio è diventato un amore».

Le persone intorno a te come hanno vissuto il tuo cambiamento di approccio alla vitiligine?

«È stato molto divertente. Da una parte, la mia famiglia e le mie amiche strette mi hanno sempre incoraggiato e supportato; mi dicevano di fregarmene e che ero bella comunque. Alcune persone, le stesse che negli anni mi avevano detto frasi inopportune come: "Ah ma dovresti curarla", "Dovresti andare a fare delle terapie", "Non è una cosa bella", o fatto domande ignoranti tipo: "Non hai paura di trasmetterla ai tuoi figli se ne avrai?", quando ho iniziato a mostrare la vitiligine sui social, e dopo aver notato il consenso della gente, hanno cambiato idea. Hanno iniziato a scrivermi frasi tipo: "Ma che bello! Ho sempre saputo che prima o poi l'avresti mostrata", "Sei sempre stata bellissima" e cose così, che se mi avessero detto prima mi avrebbero risparmiato molti momenti di sconforto, invece di crearmene».

Perché c'è così poca consapevolezza e informazione riguardo alla vitiligine?

«Perché le persone con la vitiligine sono una minoranza e la gente non è abituate a parlare delle cose che non riguardano tutti. Adesso si fa sicuramente più informazione di un tempo; io la prima volta che ho visto una ragazza con la vitiligine avevo 15 anni, era Winnie Harlow che sfilava sulle passerelle delle case di moda o in posa sulle copertine delle riviste. Non mi sembrava vero: "Perché non l'ho mai vista prima?", mi chiedevo. Quando ero bambina non c'era nessun tipo di riferimento né per quanto riguarda la vitiligine, né per quanto riguarda le altre tipologie di pelle. C'era solamente il canone standard, in cui se non rientravi, eri fuori, discriminato. Anche oggi c'è ancora bisogno di informazione e nel mio piccolo è la cosa che provo a fare anche io sui social. Le persone dovrebbero migliorare nel provare empatia e, sicuramente, imparare a parlare con gli altri. Le domande vanno bene, va bene essere curiosi, tutti lo siamo, ma ci sono dei limiti. Bisogna cercare di non andare a urtare la sensibilità di un'altra persona, perché si potrebbe far nascere al suo interno delle insicurezze».

Quali sono i falsi miti su questa condizione? Quali sono quelli che ti fanno arrabbiare di più?

«Tutti mi chiedono se la vitiligine sia contagiosa, è proprio la domanda di default. Io rispondo comunque, ma penso che un minimo ci si possa informare anche da soli prima di chiedere qualcosa. Oppure, può capitare che qualcuno quando vede la mia vitiligine mi dica: "Ma prendi un po' di sole". Ecco, anche no, grazie, se fosse così semplice probabilmente non sarei bianca sugli occhi e di un altro colore su tutto il resto del corpo».

«Riguardo i falsi miti, una cosa che dicono è che esistono delle creme specifiche per far scomparire la vitiligine, ma non è vero, la medicina non ci è ancora arrivata. Ci sono sicuramente delle delle cure, però ecco, non c'è una crema che ti fa passare miracolosamente tutto. In molti poi pensano che sia una patologia genetica o che possa venire per esempio a causa dello stress. Viene quindi trattata come se fosse un brufoletto passeggero che passa in pochi giorni e non è così».

La tua passione per il make-up e la skincare è derivata anche dalla tua vitiligine? Se sì, perché?

«Faccio skincare da quando ho 14 anni; ho sempre messo la crema SPF per proteggermi dal sole, appunto, a causa della vitiligine. Dovendola togliere poi la sera, perché comunque si tratta di un filtro, è così che è cominciato tutto. Man mano è diventata sempre di più una passione, compravo di tutto: detergenti, creme… Io poi ho avuto anche l'acne, che è stata un'altra occasione per conoscere la mia pelle meglio. Del make-up, invece, mi sono appassionata quando ho iniziato a coprire il mio viso più o meno in terza media. Finalmente mi vedevo uguale agli altri. Lo so è brutto da dire, ma mi vedevo finalmente bella, all'epoca quello era il mio pensiero. In quegli anni mi sono data alla pazza gioia acquistando molti prodotti e cominciando a fare le prime full face. Ad un certo punto, però, è subentrato l'odio per il trucco. Io mi sono sempre piaciuta con la vitiligine, erano gli altri a crearmi l'insicurezza. Quando ho iniziato a voler apparire anche in pubblico principalmente mostrando la vitiligine, e magari volevo realizzare un bel make-up, importante, lasciando la vitiligine scoperta, mi sono accorta che non riuscivo. Non riuscivo a vedermi, non riuscivo a ricreare quei look sulla vitiligine. Di conseguenza, ho iniziato pensare che se volevo riprodurre i make-up che vedevo su YouTube dovevo sempre coprirla. Con Tik Tok è tornato anche l'amore per il trucco, è così che ho cominciato a truccarmi mostrando la vitiligine, anche se magari potevano sembrare dei look strani ad alcune persone. Non capivano come potessi applicare un ombretto in modo che si vedesse sia quello che la vitiligine. Volevo sperimentare e fare quello che mi veniva in testa di fare, senza pormi nessun nessun limite. Ora riesco a conciliare perfettamente make-up e vitiligine, e le persone che mi seguono, ma anche chi non lo fa, si sono abituate a vedermi; è come se fosse diventata un po' la normalità. Molte ragazze mi inviano le foto di loro truccate con la vitiligine».

La divulgazione che fai sui social sul tema della vitiligine è qualcosa che avresti voluto avere a disposizione tu da bambina o ragazzina?

«Sicuramente sì. Quando ero bambina non c'erano riferimenti, non c'era nulla. C'era solo la televisione, e non vi ho mai visto una donna un uomo con la vitiligine, fatta eccezione per quella volta in cui, in un programma, veniva mostrato un ragazzo con la vitiligine. Ma era una trasmissione in cui venivano presentate le persone più strane al mondo… Avrei voluto qualche esempio in più; sono cresciuta in una piccola città, Vercelli, in cui ero l'unica con la vitiligine, mi sentivo proprio esclusa dal mondo, ero piccola, non sapevo cosa ci fosse oltre al mio paese. Avrei voluto più informazioni: anche quelle che mi dava il dermatologo non è che fossero molto precise, si stava cercando ancora di capirla bene. Era una situazione molto incerta. Ora, visto che non siamo in tanti con la vitiligine, mi capita di ricevere via social messaggi di persone con questa condizione, o di mamme che hanno bambini piccoli. Questa cosa di provare a essere un riferimento e in certi casi riuscirci mi fa un sacco piacere, è proprio per questo uno dei motivi per cui ho iniziato. Il mio obiettivo era sia aumentare la sicurezza in me stessa sia cercare di dare un buon esempio».



Quali consigli daresti ora alla te del passato o alle ragazze di oggi?

    «Alla me bambina, ma anche ai miei figli se dovesse ritrovarsi nella mia stessa situazione, farei capire che non c'è nulla di sbagliato nell'avere qualcosa di diverso dagli altri e che con il tempo la vitiligine diventerà un punto di forza e non un punto di debolezza, perché riuscirà ad acquisire consapevolezze importanti. Cercherei di farli sentire inclusi, dentro la comunità, dentro la comitiva, e poi di cercare di vedere il bello anche nell'essere diversi perché alla fine siamo tutti diversi».

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    Headshot of Elena Quadrio

    Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.