Da un po' di tempo non transigo più. Se sento qualcuno commentare il corpo di qualcun altro mi irrigidisco, mi imbarazzo e, nei casi in cui me la sento, faccio notare che non andrebbe fatto. È capitato anche a me di farlo, sarebbe strano il contrario. Crescendo immersa nella cultura della bellezza (vale sia che si sia boomer, millenial o Gen Z), mi mordo la lingua ogni volta che vedo un amico o un conoscente apparentemente dimagrito. Mi educo a stare zitta: mi verrebbe spontaneamente da far notare il cambiamento, ma non so che reazione psicologica potrei innescare nel mio interlocutore; magari positiva – questa persona ha dedicato gli ultimi mesi ad allenarsi perdendo dei chili che non desiderava –, magari negativa – questa persona sta vivendo un periodo di forte stress o patologia che gli ha anche causato una significativa perdita di peso. Se non conosco, però, mi taccio.

È capitato anche a me di ricevere commenti indesiderati sul mio corpo, che fossero più superficiali come il: «Ma quanto blush ti sei messa?», di un'amica che frequento dalle scuole elementari – girl, è il 2024, ovviamente ho una tonnellata di blush sull'under-eye –, alle annotazioni un po' più sofferte sulla mia forma fisica. Ho perso venti chili in poco tempo, in poco tempo li ho rimessi. Vi lascio immaginare la gente (sorvolo solo su mia nonna che è del 1935).

Non ci sono più scuse: oggi, non possiamo più permetterci di commentare i corpi degli altri, qualsiasi essi siano, nella vita reale ma tantomeno online. Se si vuole davvero dare una mano a qualcuno a cui si tiene, e per cui si nota una brusca trasformazione a livello corporeo, bisogna pensare nuovi modi. Perché questi non aiutano.

Perché non bisogna commentare i corpi degli altri, on e off-line

A maggio 2023, Jemima Kirke, nota per aver interpretato il ruolo di Jessa nella serie tv culto di Lena Dunham, Girls, ha pubblicato su Instagram una foto di sé stessa. Tra i commenti degli utenti, alcuni, composti da un'unica parola, erano davvero infelici: «Ozempic», si leggeva, e nient'altro. «Se solo sapeste. Vorrei che fosse Ozempic. Come potete fare inferenze e giudizi così specifici su una persona attraverso le sue dimensioni?», ha risposto l'attrice. Gridare «Ozempic!» ogni qual volta un personaggio pubblico appare dimagrito, in quest'era di nuovi farmaci per la perdita di peso, è diventato quasi un meme, e sono molte le celeb a cui si riserva il medesimo trattamento della collega, da Kim Kardashian a Jonah Hill e Lana Del Rey.

«Sebbene quella dell'Ozempic sia una cosa nuova, la sostanza non cambia. Quando il corpo di qualcuno muta, le persone vogliono sapere perché, e ogni tanto si permettono pure di dichiarare di saperlo», scrive all'incirca così Mikala Jamison su Dazed. Nel caso di Ariana Grande è infatti un disturbo del comportamento alimentare, è abuso di sostanze per Post Malone, sono steroidi per Zac Efron ed è chirurgia plastica mixata con integratori discutibili per Adele.

È proprio il magazine britannico che racconta il dibattito culturale odierno riguardo la questione del commento dei corpi altrui, soprattutto quanto si tratta di celebrities. Come si legge nell'articolo The new era of commenting on people’s bodies, «Gran parte di queste speculazioni riecheggiano i tabloid trash e i loro titoli urlati e dissezionanti del corpo: nel migliore dei casi sono inutili, nel peggiore sono crudeli. Ma di recente, le persone hanno iniziato a chiedersi se la reazione a questa cultura del body-shaming, ovvero il non parlare mai del corpo delle persone, sia altrettanto problematica».

Non parlare dei corpi degli altri è sempre giusto?

In generale, la risposta breve è sì. Avery Edison, una content creator di Liverpool, non la pensa tuttavia così: «È davvero strano che il "non commentare i corpi delle donne" si sia trasformato nel "noi come cultura dobbiamo ignorare i disturbi alimentari, non parlarne, fingendo sostanzialmente che non esistano"», ha scritto su Twitter in risposta a un post che suggeriva che Kiernan Shipka, interprete de Le terrificanti avventure di Sabrina, avesse un disturbo alimentare. «Non penso che sia anti-femminista dire: "Attenzione, questa donna non sta bene e non dovreste cercare di assomigliarle"». Anche la giornalista Moya Lothian-McLean ha condiviso sentimenti simili, twittando: «Viviamo in una cultura distorta in cui le donne famose sembrano violentemente magre e malate, ma è "sgarbato" farlo notare». Jamison si interroga allora su quali siano le regole da seguire quando si tratta di parlare di corpi. «C'è spazio per espressioni di genuina preoccupazione quando personaggi pubblici, in particolare donne, appaiono estremamente magre o sembrano non sane? È peggio rimanere in silenzio e permettere che questi corpi siano considerati ambiziosi?».

«Capisco che sottolineare che una celebrità sembra avere un disturbo alimentare potrebbe apparire come un attacco alle persone che condividono quel disturbo o hanno quel tipo di corpo per qualche altro motivo. Ma non lo è», argomenta Edison a Dazed. «Quando dico: "lei ha quell'aspetto perché ha una malattia terribile", non sto cercando di fare del male a nessuno (inclusa la celebrità, che difficilmente vedrà mai il mio commento). Sto cercando di impedire la normalizzazione di quella malattia».

Ma evidenziare un potenziale dca (disturbi del comportamento alimentare) nella piazza pubblica che è il web, è davvero il modo migliore per impedirne la normalizzazione? A fornire una risposta convincente, oggi, è Emma Specter, autrice del libro, fra le prossime uscite attesissime, More, Please: On Food, Fat, Bingeing, Longing, and the Lust for "Enough", dicendo di no. Sebbene comprenda «la frustrazione di vedere celebrità magre come rasoi presentate agli occhi del pubblico come standard di come dovrebbero apparire le donne», Specter non crede che richiamare l'attenzione sul corpo di qualcuno, in modo positivo o negativo, possa portare alla guarigione di chiunque sia coinvolto nel discorso.

«Questo è un problema sistemico, non individuale, e chiamare in causa le persone perché sono troppo magre o perché hanno problemi di alimentazione disordinata non mi sembra corretto, e parlo da persona grassa che ha visto troppo spesso trasformare il proprio corpo in carne da macello per gente a cui in realtà non è mai importato nulla di me o del mio benessere», afferma la scrittrice.

«Le speculazioni sui disturbi del comportamento alimentare e il modo in cui queste vengono usate per mettere in imbarazzo le celebrità o le influencer che sembrano diventare "troppo magre" mi sembrano piuttosto macabre», sottolinea inoltre Amber Nelson, una copywriter di Washington. I commenti preoccupati riguardo al fisico delle star, potrebbero anche avere l'effetto opposto a quello desiderato: Nelson, che lavorava come freelance per un sito web di gossip, racconta di come questo tipo di body policing e di concern trolling fossero diventati dannoso per lei, durante la sua quotidianità: «Se qualcuno ha un disturbo alimentari, quei tipi di commenti possono effettivamente rinforzare il comportamento. Io avevo disturbi alimentari, ecco perché lo so». Per Ashley Ray, comica e podcaster, commentare il corpo delle star è, inoltre, un modo «quasi privo di sensi di colpa per giudicare i corpi che ci circondano», un'attività di cui la nostra società è ossessionata.

«Questa ossessione sembra inevitabile in una cultura che attribuisce più valore all'aspetto di una persona che a qualsiasi altra cosa», puntualizza allora Jamison. «Abbiamo interiorizzato che l'aspetto del corpo è di massima importanza, quindi giudichiamo costantemente noi stessi e coloro che ci circondano. L'impulso a giudicare le celebrità è comprensibile: se hai trascorso tutta la tua vita immerso in una cultura ossessionata da standard di bellezza impossibili da raggiungere, è normale sentirsi arrabbiati perché le persone famose si comportano come se fossero inciampate in quei canoni senza lo sforzo, il sacrificio o il danno che probabilmente hanno dovuto sopportare tutti gli altri», aggiunge. «Sebbene possa essere comprensibile, niente di tutto ciò è in definitiva utile. Trasformare i corpi delle persone o i loro cambiamenti in un discorso su internet non cambia significativamente i cuori e le menti: perpetua solo una cultura di sorveglianza e giudizio, che in primo luogo ha causato a tantissime persone ancora più problemi legati all'immagine del proprio corpo».

Specter suggerisce quindi una soluzione impensabile a molte persone: non parlare mai pubblicamente del corpo di nessuno e preoccuparsi di se stessi. «Il mio disturbo alimentare verrà guarito dalla mia celebrità preferita che ingrassa o perde peso? Probabilmente no», afferma Specter. «È meglio continuare a cercare di combattere la grassofobia e la cultura della dieta ovunque si presentino nella vita, piuttosto che discutere i dettagli più inutili delle forme fisiche di altre persone».

Se questo vale per l'online, in una contemporaneità dove la linea di demarcazione fra vita virtuale e realtà effettiva è sempre più labile, difficile da riconoscere, dovremmo allora cominciare a capire che sarebbe opportuno farlo valere anche per l'off-line. Un conto, come nota ancora Jamison, è «parlare a tu per tu con un amico o un familiare per esprimere preoccupazione, o discutere delle innumerevoli forze che contribuiscono ai disturbi legati al corpo e di come possiamo contrastarli»; un altro è sentirsi liberi, soprattutto autorizzati, a dire quello che ci passa per la testa quando ci passa per la testa, senza pensare alle possibili conseguenze sul benessere degli altri. Dal far notare a qualcuno che sta iniziando ad avere i capelli bianchi al discriminare, più o meno inconsciamente, persone grasse, razzializzate, persone trans e queer, persone con disabilità o neurodivergenze, dovremmo smetterla di commentare i corpi degli altri.

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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.