Finalmente se ne parla, ma dovremmo farlo di più e ancora più forte. Perché l'endometriosi è una patologia invalidante. Nonostante questo, e il dolore che può provocare, molte donne soffrono in silenzio mese dopo mese, rapporto dopo rapporto. «Provare dolore non è normale, mai», afferma il Dottor Valerio Rumolo, ginecologo di MioDottore. «Quasi tutte le donne nel mondo, durante il ciclo, hanno almeno un giorno con mal di pancia. Questa è una condizione normale, quando si parla di dolore da endometriosi siamo su un altro piano». Gli effetti dell'endometriosi, infatti, sono invalidanti e, quando si prova questo tipo di male, è difficile persino alzarsi dal letto. Allo stesso modo, l'endometriosi può rendere impossibile avere rapporti sessuali. «Se ha intaccato vescica, retto o intestino, addirittura, si può provare dolore anche durante la defecazione o trovare sangue nelle feci e nella pipì». Ecco perché l'endometriosi ha bisogno di essere conosciuta e compresa, per poter giungere tempestivamente a una diagnosi e attenuare i sintomi, ritrovando la normalità.
Cos'è l'endometriosi?
«L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna, tipica dell’età fertile ed è dovuta alla presenza di tessuto endometriale — che è il tessuto che riveste l’intero dell’utero — all’esterno dell’utero stesso». Parti di questo tessuto possono finire nell'addome, nel pube, nell'ovaio e nell'intestino, ma anche all'interno del muscolo stesso dell'utero (in questo caso, si parla di adenomiosi). «Ci sono varie teorie per cui alcune donne soffrono di endometriosi ed altre no. Una delle più antiche e famose si chiama teoria di Sampson delle mestruazioni retrograde e sostiene che, durante il ciclo mestruale, il sangue oltre a defluire verso la vagina, defluisca attraverso le tube all’interno dell’addome. Da lì si impianterebbe in addome, in varie localizzazioni, proliferando». Probabilmente si tratta di una patologia legata a soggetti predisposti, poiché molte donne con mestruazione retrograda non hanno alcun problema di endometriosi. «Ci sono anche ipotesi che dicono che ci possano essere già alla nascita degli impianti di cellule endometriali al di fuori dall’utero o che raggiungano queste posizioni anomale attraverso il sangue o il circolo linfatico. O, ancora, che ci siano dei meccanismi autoimmuni alla base di questa patologia».
Quali sono i sintomi dell'endometriosi?
Purtroppo, la sintomatologia legata all'endometriosi è estremamente varia e non sempre legata alla gravità della malattia. «Ci sono pazienti con endometriosi molto severe dal punto di vista clinico che non hanno sintomi o, viceversa, piccoli impianti endometriosici che producono dolori esagerati». In ogni caso, il sintomo più caratteristico è il dolore pelvico cronico, che può peggiorare durante il ciclo. «A essere molto caratteristico è anche il dolore durante i rapporti penetrativi, che si chiama dispareunia». Allo stesso modo, anche cicli molto abbondanti possono essere un sintomo di endometriosi.
Le conseguenze dell'endometriosi e il trattamento
L'endometriosi può causare infertilità. «Può avere una base sia nell'alterazione dell'addome, che creano quell'endometriosi che porta aderenze e, quindi, possono occludere le tube. Anche la semplice infiammazione, in realtà, può creare degli ostacoli al concepimento». Il problema principale legato a un'endometriosi non diagnosticata, però, è una scarsa qualità della vita. Il trattamento, purtroppo, non può essere risolutivo. «La cura dell'endometriosi, infatti, è rivolta alla gestione dei sintomi. Questi impianti, infatti, si nutrono degli ormoni e, perciò, se non li teniamo a posto e a riposo — ad esempio, con la pillola anticoncezionale o farmaci a base di progestinici — questi continueranno a creare infiammazione e aderenza, fino ad arrivare a quadri abbastanza drammatici».
Si può prevenire l'endometriosi?
Purtroppo, prevenire l'endometriosi è impossibile. «Chiaramente, una diagnosi precoce può aiutare a evitare situazioni drammatiche di endometriosi al quarto stadio che, è caratterizzata da aderenze importantissime e dolore esagerato, infertilità, possibile attaccamento del retto. Una volta instauratasi una situazione del genere, è necessario un intervento chirurgico, che raramente è unico e risolutivo». Naturalmente, la miglior difesa contro l'endometriosi è sottoporsi regolarmente a controlli ginecologici. «Un’ecografia ben fatta, così come una visita scrupolosa, possono identificare dei noduli endometriosi oppure endometriosi ovarica con le cisti. Poi, c’è il dosaggio di una marker che si chiama CA125, che è un marker aspecifico di infiammazione che, però, se elevato è spesso associato all’endometriosi». La miglior prevenzione, dunque, è parlare apertamente con il medico, così che possa seguire gli indizi giusti e prescrivere gli esami e gli accorgimenti necessari. Per diagnosticarla, infatti, occorre una laparoscopia, con la quale poter osservare le tipiche lesioni dell'endometriosi e procedere, dunque, con biopsia e analisi istologiche.
Come accorgersi del problema?
L'endometriosi può essere presente sin dai primi cicli, ma anche manifestarsi molto più in là. «In genere, però, un'insorgenza tardiva è legata a un ritardo diagnostico. Mediamente, possono volerci fino a 10 anni per ottenere una diagnosi». Ovviamente, poi, è importante modulare la terapia in base alle necessità. Se la pillola anticoncezionale è molto utile perché tiene "a riposo" gli impianti endometrici, la terapia può essere cambiata nel caso in cui si sia alla ricerca di una gravidanza.
Beauty addicted per vocazione, ho trasformato la mia laurea in Lettere in un lavoro che mi appassiona, almeno quanto la ricerca della skincare perfetta.












