Può ispirarla l'arte, una palette di colori di un film d'epoca, ma anche gli elementi più insoliti della vita quotidiana. Secondo Assia Caiazzo, make-up artist italiana, richiestissima alle fashion week, sui set fotografici e dalle celeb, le ispirazioni di un artista risiedono nel modo in cui percepisce il mondo; i risultati, da qui, sono la trasformazione di quello che osserva in una particolare immagine. Compresi quelli che realizza su se stessa.



Se si apre il suo account su Instagram si osservano ciglia piumate e rosse, come soffici ali, un po' angeliche un po' no; basi viso bianche o glitterate, affiancati da audaci contorni, definiti da colori accesi e in contrasto, e da forme e geometrie sperimentali: sfondi pastello, blush opulenti, dettagli clowneschi: quando li guardiamo, ogni angolo di make-up fa da spunto per riconsiderare tutto quello che, fino a quel momento sapevamo sulle cose, aggiungendogli significati sempre nuovi. Non è infatti immediato definire o etichettare il suo stile, forse proprio perché per lei «il make-up non è mai solo trucco», ma un modo per raccontare storie e trasmettere emozioni. Un linguaggio vero e proprio guidato da un approccio cardine: «Non ho mai paura di osare, di proporre idee nuove, di dire la mia quando serve».

Nata a Napoli, quella del make-up per Assia Caiazzo la descrive come una vocazione. La sua passione per polveri, texture e pennelli è nata in modo inaspettato, quando per puro caso dopo il diploma ha iniziato a lavorare in un negozio di trucchi in centro città. «Lì ho scoperto un mondo che fino a quel momento avevo vissuto solo da spettatrice. Il contatto diretto con i prodotti, con le clienti e con il potere del trucco è stato il vero punto di svolta; il trucco come materia ha spalancato la porta al mio immaginario creativo». Da quel momento ha capito che non si trattava solo di un lavoro temporaneo, ma di qualcosa che voleva approfondire davvero.

Poco dopo 2 settimane dall'inizio di quel lavoro ha deciso quindi di iscriversi in un'accademia professionale di trucco fotografico, per studiare e costruire delle basi solide, una sicurezza personale e una base da cui partire. «Riguardando indietro, credo che questa sensibilità facesse già parte di me. In famiglia si è sempre respirata la passione per la cura della persona e per il beauty: mia madre è sempre stata una donna bellissima, estremamente curata, non l'ho mai vista in un contesto pubblico senza make-up, capelli e unghie impeccabili. Crescere con questa immagine così forte mi ha trasmesso in modo naturale l'idea del trucco come gesto di attenzione verso se stesse, come forma di rispetto e di espressione della propria identità».

Se l'esperienza in negozio ha acceso la scintilla, l'Accademia le ha fornito gli strumenti e da lì è iniziato un percorso – ha vissuto dieci anni a Milano, dove ha costruito le basi della sua carriera e da tre vive a Parigi, inseguendo il sogno di diventare un'artista dall'appeal internazionale – che, passo dopo passo, l'ha portata a trasformare una scoperta casuale in una passione, prima che una professione e un vero linguaggio creativo colorato, senza timore e in continua evoluzione. Assia Caiazzo non ha paura del cambiamento, di osare o di attirare l'attenzione, perché per lei il il make-up è espressione pura, libertà e identità: «Amo trasformare volti e corpi in immagini che raccontano qualcosa, senza filtri e senza compromessi, esattamente come sono io».

Il trucco colorato e coraggioso di Assia Caiazzo: l'intervista alla make-up artist

Com'è il make-up dei tuoi sogni?

«In realtà non ne ho un vero e proprio; amo il make-up in tutte le sue forme. Negli anni ho sviluppato una particolare inclinazione per il body painting: lavorare sul corpo mi entusiasma e ogni progetto diventa una sfida creativa, un'occasione per sperimentare e raccontare storie diverse attraverso la pelle. Mi sento molto coinvolta anche nelle proposte sui volti e corpi dark skin, che sono tra i miei preferiti: ogni look su una pelle scura è un'opportunità per giocare con contrasti, colori e texture in modo unico e sorprendente. In ogni progetto cerco sempre di portare energia, precisione e un approccio creativo che valorizzi chi lo indossa e allo stesso tempo stimoli la mia immaginazione».

I tuoi beauty look sono vere e proprie opere d'arte. Sono artistici e creativi, spesso anche fuori dagli schemi. Come vivi il fatto che secondo le tendenze stiamo tornando a un make-up più personalizzato ed eccessivo dopo anni di clean beauty?

«Per me è un percorso naturale: il mondo è vario e ogni persona ha il proprio gusto visivo, omologarsi sarebbe noioso. Non ho mai tuttavia demonizzato le "clean girls" o la tendenza minimal, che hanno sicuramente un valore, ma credo che ci sia sempre stato e ci sarà sempre un bisogno forte di esprimersi liberamente attraverso il trucco. Omologarsi ai trend è estremamente limitante in termini di entità: oggi è più ricercata e suscita più curiosità l'autenticità. Il make-up è un gioco, un linguaggio personale e tornare a sperimentare, osare e divertirsi con colori, forme e texture consente di provare il piacere di sentirsi uniche e di raccontare la propria identità, senza dover seguire regole imposte dagli altri. Questa libertà è per me la parte più bella del beauty oggi».

Ciglia piumate, basi bianche o glitterate, contorni definiti, colori accesi e in contrasto, forme e geometrie sperimentali e innovative. Cosa rappresenta per te l'eccesso? Cosa vuoi comunicare attraverso l'arte del make-up?

«Chi decide cosa sia o meno eccessivo in un processo creativo? Non definirei i miei look "eccessivi", al massimo coraggiosi, perché mi sfido continuamente, senza impormi limiti o etichette mentre creo. Smetto di aggiungere dettagli solo quando il risultato soddisfa il mio gusto e rilascio il mio lavoro agli altri senza aspettarmi che venga categorizzato o giudicato. Il make-up per me è uno spazio di libertà visiva, dove la mia visione può esprimersi pienamente. Non c'è qualcosa nello specifico che io voglia comunicare tramite la mia arte, ognuno è libero di interpretarla a modo suo: mi piace suscitare un emozione di qualsiasi natura».

Come funziona il tuo processo creativo?

«Varia a seconda del progetto. Quando lavoro su idee legate ai miei progetti personali o utilizzo il mio volto come canvas mi lascio andare completamente alla sperimentazione: un colore, un dettaglio visto casualmente durante la giornata può diventare il punto di partenza. Quando invece il progetto coinvolge più creativi, amo instaurare uno scambio di idee e intenzioni con il team, senza prevalere su nessuno. Spesso le mie proposte stimolano anche gli altri e lavorare insieme diventa parte integrante del mio processo, un modo per far emergere soluzioni nuove e condivise».

Hai avuto l'opportunità di collaborare allo show FW 2026 di Rick Owens. Ci racconti quest'esperienza? Cos'hai visto, imparato e provato sul set?

«Lavoro sugli show di Rick Owens da diversi anni e faccio parte di un core team capitanato da Daniel Sallstrom da più di tre anni: siamo sempre gli stessi e questa continuità crea un grande senso di collaborazione e fiducia. In quest'ultima sfilata, come sempre, è stato divertente e stimolante. L'immaginario visivo di Rick è molto vicino al mio gusto e in questa occasione mi sono stati affidati due main look con body painting su teste calve. Avendo già esperienza nell'uso dell'aerografo, questa non è stata tanto un'opportunità per imparare nuove tecniche, quanto per mettere in pratica le competenze acquisite e dare il massimo nella realizzazione dei look.

Mi occupo di show da quasi dieci anni: l'entusiasmo iniziale di approcciare a un mondo così blindato è un po' svanito, perché ormai fa parte della mia quotidianità, ma ogni incontro con il team e i capi trucco resta uno spunto di crescita personale e professionale. È un momento per affinare la tecnica, condividere idee e continuare a evolvermi come artista. Credo infatti che il lavoro in team sia una delle esperienze formative più importanti per un make-up artist. Condividere la realizzazione di molteplici look significa imparare nuove tecniche, confrontarsi, aggiornarsi sulle metodologie del backstage, che sono molto diverse da quelle di una sala fotografia. Quando hai la fortuna di lavorare con persone che ti fanno stare bene e ti accettano per come sei, puoi ricevere e apportare valore all'intera squadra e con il team di Rick Owens mi sento esattamente così: libera, valorizzata e ispirata a dare il meglio di me».

Che settore ti piace di più del tuo lavoro?

«Amo stare con i pennelli tra le mani, a prescindere da dove mi trovi. Però credo che la moda sia l'ambito in cui riesco a esprimere pienamente me stessa: le passerelle e i set fashion sembrano accogliere perfettamente le mie visioni e forse ci piacciamo a vicenda. Amo anche il mondo celeb, e chiaramente ho le mie celeb del cuore che forse, oltre ad apprezzarmi come professionista, mi apprezzano come persona. In generale, quello che più mi piace del mio lavoro è prendermi cura della persona che siede sulla mia sedia, che sia una modella in sfilata o una celeb per un servizio: l'importante non è il contesto, ma l'esperienza che riesco a trasmettere. Mi piace lasciare un ricordo positivo, non solo del mio lavoro come make-up artist, ma anche della mia presenza come artista e come persona».

Che cos'è per te il make-up?

«Se dovessi definirlo con un'immagine, direi che il make-up è la mia bacchetta magica. È il luogo in cui mi sento a casa, il mio spazio felice, qualcosa che mi rende serena e che mi permette di estraniarmi dal resto del mondo. Potrei truccare in qualsiasi condizione, perché è l'unica cosa che riesce sempre a rimettermi al centro e a darmi equilibrio. Come tutte le grandi storie d’amore, però, non è fatto solo di gioia. Dietro questo lavoro ci sono sacrifici di cui si parla poco: mi ha portata lontano dalla famiglia, dagli affetti e dagli amici, mi fa viaggiare spesso da sola e mi tiene costantemente in bilico tra opportunità importantissime che possono essere confermate o svanire all'improvviso. Non è un mestiere per cuori fragili, soprattutto nel mondo della moda: richiede una grande attenzione al proprio benessere psicofisico per riuscire ad accogliere sia le soddisfazioni che le delusioni. Nonostante questo, il mio lavoro è il mio bambino: gli dedico tutta me stessa per crescere, migliorare e rendere ogni esperienza di make-up, per i miei clienti e per i team con cui collaboro: professionale, piacevole, divertente e soprattutto memorabile».

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Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.