La sua passione per il make-up nasce in modo molto spontaneo, durante i primi saggi di danza. Giorgia Lecce, make-up artist professionista affermata, richiesta prevalentemente in ambito fashion e musicale, ha iniziato a scoprire l'universo beauty truccando le compagne prima di salire sul palco. «Per me non era solo un gesto pratico: era un momento magico, quasi un rituale. Vedere i loro volti trasformarsi, la loro sicurezza crescere davanti allo specchio, mi emozionava tantissimo». In quei dieci anni da ballerina ha capito che il make-up non era solo un gioco, ma un modo per esprimere creatività e regalare sicurezza agli altri.



Nata in Puglia, a 19 anni si è trasferita al nord per intraprendere gli studi universitari, laureandosi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove ha trascorso anni immersa nell'arte e nella sperimentazione, scegliendo il corso di Scultura & Arti Visive: «Ho dedicato molto tempo anche alla pittura e al disegno: un percorso che mi ha insegnato a osservare le forme, le proporzioni, la luce e il colore. Questa formazione è stata fondamentale per la mia professione, perché mi ha dato una sensibilità artistica e tecnica che oggi applico nel make-up, lavorando sul volto come su una superficie da modellare e valorizzare». In tutto questo processo, un ruolo importantissimo è da attribuire alla sua famiglia: «Il pilastro della mia vita, mi ha sempre sostenuta e incoraggiata a seguire ciò che desideravo fare e che, fin da piccolissima, mi ha permesso di sperimentare diverse forme d'arte».

Da Bologna si è poi spostata a Milano, perché sentiva il bisogno di trasformare quella passione in qualcosa di concreto e frequentare una scuola di make-up, una scelta che lei stessa definisce molto naturale: «A Milano ho subito trovato la mia dimensione – dopo la scuola ho iniziato a creare progetti personali, sperimentando e costruendo la mia identità artistica. Poi, passo dopo passo, ho iniziato a costruire una rete di contatti e sono arrivati i primi lavori. Da lì, tutto ha iniziato a prendere forma. Questa città mi ha dato opportunità e possibilità di crescita, ma il mare – dove sono nata e cresciuta – resta la mia casa, la mia radice e la mia più grande fonte di ispirazione».

Oggi, quest'identità artistica si traduce in uno stile curato e attento ai dettagli. Si definisce una perfezionista, le piacciono le cose fatte bene – è una Vergine ascendente Vergine. Si concentra infatti sulle proporzioni, sull'equilibrio e sulla scelta dei colori giusti per valorizzare ogni incarnato. Allo stesso tempo, una delle sue reference più importanti è l'estetica Anni '90 e Early 2000: «Mi piacciono i contrasti definiti, le labbra delineate e glossy, le tonalità calde e strutturate e l'intensità tipica di quel periodo». I suoi pennelli e i suoi gloss, le sue texture e le sue sfumature, soprattutto, godono di una una propria personalità, che si basa su cultura e conoscenza: per lei è importante conoscere la storia, capire le tecniche, sapere da dove vengono gli stili e i colori che si scelgono. Per questo, il suo lavoro si nutre di una sensibilità estrema nell'approccio al trucco su black skin, che nasce dalla sua passione e più grande fonte di ispirazione, ossia la musica: «Parto da lì, dai videoclip R&B Y2K, da Missy Elliott, Lil' Kim, J-Lo, Mary J. Blige, Rihanna, Alicia Keys, Eve, Kelis, TLC, Aaliyah e da tantissime altre ancora, Mi hanno sempre affascinata, musicalmente e esteticamente. Di loro osservavo ogni dettaglio: come gli occhi erano definiti, le labbra perfette, la pelle luminosa: mi colpivano tantissimo quei make-up su pelli scure bellissime, e come i colori riuscissero a risaltare in modo incredibile. Per me partire da questa ispirazione è stato fondamentale: è da lì che ho iniziato a costruire la mia estetica e il mio gusto personale».

Le tendenze make-up 2026, i colori, la musica e la black beauty: l'intervista alla mua Giorgia Lecce

Com'è il make-up dei tuoi sogni? Come si configura visivamente?

«Direi quello che funziona davvero per chi lo indossa e che ne esalta la sua bellezza: colori giusti e dettagli studiati ovviamente in base alle diverse tipologie di viso. Deve essere deciso, autentico e pieno di personalità, capace di valorizzare chi lo porta senza nasconderne l'unicità».

Secondo le tendenze beauty, in questo 2026 stiamo virando sempre di più verso un'estetica creativa, artistica e personale, in risposta alla clean beauty degli ultimi anni. Che pensi a riguardo?

«Non sono mai stata particolarmente attratta dalla clean beauty. Detto questo, credo sia importantissimo saper partire da quella (negli shooting di moda è molto richiesta), perché conoscere le basi permette di costruire qualsiasi look in modo armonioso. Per me è molto più stimolante lavorare su un'estetica personale e autentica, quindi sono davvero contenta che ultimamente ci si stia spostando in questa direzione».

Che rapporto hai con i trend social?

«Mi piace avere uno sguardo aperto su ciò che accade, ma preferisco concentrarmi sulla creatività e sul make-up che funziona davvero per chi ho davanti, costruendo look caratteristici e veri piuttosto che inseguire ciò che va di moda in un determinato momento».

Cosa si prova a lavorare con gli artisti in gara a Sanremo? Come è andata la tua esperienza con Rkomi l'anno scorso? Quest'anno ci sarai?

«L'anno scorso a Sanremo è stato davvero molto emozionante. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone bellissime, sia umanamente che professionalmente. Questo per me è un aspetto fondamentale, perché credo che la qualità umana del team faccia davvero la differenza nel mio lavoro. Far parte di un progetto musicale, anche in un contesto come quello del Festival, è qualcosa che sento molto vicino per l'importanza che ha per me la musica. Si, anche quest'anno ci sarò con due artisti e sono molto felice di tornare in quel contesto con nuove energie e nuove sfide».

E durante la Fashion Week?

«Ho iniziato fin da subito a lavorare per le Fashion Week, tra Milano e Parigi, per Balenciaga, Fendi, Prada, Diesel, Rick Owens, Blumarine e tanti altri show…. È un ambiente frenetico, con ritmi molto intensi, ma allo stesso tempo estremamente stimolante. Hai la possibilità di conoscere professionisti da tutto il mondo e di confrontarti con modi di lavorare diversi, che per me sono sempre una grande fonte di crescita. Inoltre, lavorare a contatto con volti, tratti e carnagioni differenti ti porta ad affinare sensibilità, tecnica e capacità di adattamento: è un contesto che ti forma davvero tanto, sia professionalmente che personalmente».

Lavori infatti tanto con persone POC. Come ci si approccia alla black beauty in un sistema incentrato per di più sulle pelli chiare? Ti sei formata in qualche modo a riguardo? Che punti di forza estetici aggiunge lavorare su pelle black?

«Sì, lavoro molto con persone POC (termine utilizzato per descrivere individui che non sono bianchi e che comprendono una vasta gamma di identità etniche, razzializzate, nda) ed è una cosa che amo fare. Trovo che abbiano una ricchezza di sottotoni, profondità e lineamenti che mi ispirano tantissimo dal punto di vista creativo. È una bellezza che sento molto vicina alla mia sensibilità estetica. Purtroppo il sistema beauty è stato per tanto tempo incentrato principalmente sulle pelli chiare, quindi credo sia fondamentale formarsi, studiare e fare pratica per conoscere davvero texture, pigmentazioni e prodotti adatti ad ogni tipo di carnagione. Io ho cercato di farlo sul campo (particolarmente durante le sfilate), lavorando tanto e approfondendo costantemente. Lavorare sulle pelli black ti insegna moltissimo: ti educa al colore, ai contrasti, alla luce. Ti costringe a essere più consapevole e più precisa. È una grande scuola, oltre che una grande fonte di ispirazione per me».

Che cos'è per te il make-up? Che rapporto ha il tuo modo di fare make-up con le altre dimensioni artistiche?

    «Il mio modo di fare make-up è molto legato alle altre dimensioni artistiche, in particolare alla musica. Lavoro spesso su progetti musicali, e questo mi stimola tantissimo: oltre a seguire il progetto stesso e a tenermi aggiornata sull'artista, mi occupo anche del suo glam, curando il trucco in modo che rispecchi il suo stile e l'estetica del progetto. Per me è una delle parti più belle del mio lavoro, perché mi permette di unire creatività e passione per la musica, lasciando che entrambe influenzino il risultato finale. In realtà, credo che tutte le forme d'arte siano profondamente collegate tra loro. Nel mio lavoro lo vedo ogni giorno: un suono può suggerire un colore, un testo può diventare texture, un'atmosfera può trasformarsi in luce sul viso. Le arti si contaminano e a vicenda, e io mi muovo proprio in quello spazio. Per me il make-up non è solo tecnica, ma è parte di un racconto più grande».

    Headshot of Elena Quadrio

    Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.