Da piccola passava le primavere e le estati, in tournée, al Teatro Greco di Siracusa. Dietro le quinte, osservava la madre e lo zio trasformare con il trucco gli attori nelle pièce, li vedeva decorare i props di palcoscenico per adattarsi agli intrecci delle tragedie ateniensi.
Sono forti le contaminazioni che il teatro, così come il cinema, hanno operato sull'arte del trucco di Greta Giannone. È grazie al padre, che le regalava Dvd su Dvd, che ha scoperto le creature di Jim Henson, regista e fumettista newyorkese, celebre inventore dei Muppet e più influente e innovativo burattinaio della storia televisiva, attraverso cui, dopo anni ha dato forma al suo universo di make-up fantastico. A posteriori, immagina che siano stati proprio film come The Dark Crystal e Labyrinth a consapevolizzare l'esigenza di voler intraprendere una carriera in questo settore, a dirigerne le correnti estetiche che oggi opera come make-up artist innovativa, grazie anche alle sue abilità nel Prosthetic make-up.
- Come nasce, emerge e si consolida una make-up artist, l'intervista a Gaia Dellaquil
- Sfumature neon ed esplosioni arcobaleno, il trucco occhi del 2026 è coloratissimo
- È forse il trucco tutto rosa di Chappell Roan quello da sfoggiare a febbraio?
Un beauty look non è mai solo un beauty look, è spesso cinema, altre volte è teatro. Nata in Sicilia, a Noto, e trasferitasi a 5 anni nel varesotto, precisamente a Saronno, Giannone vive oggi a Milano, dove su artisti e modelli elabora creazioni con polveri e texture cremose e dove spalanca le porte a nuove identità. Dopo essersi diplomata in scienze umane, ha studiato accademicamente trucco artistico, specializzandosi successivamente in effetti speciali di laboratorio del Teatro alla Scala.
«Ho sempre convissuto con più realtà, le radici da una parte, che sento forti, la provincia e la grande città», ci racconta. Nel 2024 era a Sanremo a curare i look di Mahmood e Ghali in gara, l'anno dopo si occupava anche di Gaia come concorrente. È sempre nel 2025 il suo primo incarico in qualità di capo trucco per un film, Orfeo di Virgilio Villoresi, presentato al Festival del cinema di Venezia '82 e oggi in programmazione nei cinema italiani. «Nel futuro mi vedo sempre di più parte attiva dei progetti che scelgo di seguire, dal punto di vista creativo. Ho un obiettivo preciso ma per scaramanzia non dico ancora niente!».
Cosa significa essere una Prosthetic make-up artist, l'intervista a Greta Giannone
Come nasce la tua passione per il make-up?
«Immagino sia stata ereditata da mia mamma e da mio zio, suo fratello. Oggi lei fa un altro lavoro, lui invece è capo trucco del Teatro Greco di Siracusa da più di 25 anni. Da piccola sono cresciuta guardandoli trasformare attori, truccare corpi e teste tagliate (i props) sui tavoli di lavoro. Quella estetica e finzione mi ha influenzata affascinata sin da subito. Anni dopo ero indecisa se studiare filosofia, scienze delle religioni o assecondare la mia vena più creativa. Il make-up a quanto pare ha avuto la meglio. Ho mosso i primi passi su piccoli progetti, spesso organizzati con amici fotografi e stylist, anche loro, ai tempi, junior. Avevo molta voglia di emergere, di imparare da me stessa e, in generale, tanta perseveranza. Saper crearsi delle opportunità è un lavoro a tutti gli effetti, credere in quello che fai lo è altrettanto. Mi sono legata in modo particolare alla musica per aver lavorato a molti videoclip, che poi sono i set che tendo ad apprezzare di più per dinamismo e funzione. Amo lavorare a qualcosa che è in movimento, piuttosto che allo scatto in sé, ma anche quelli comunque possono essere interessanti».
Come definiresti tuo stile da truccatrice? Quali sono le estetiche che più ti affascinano
«Trovo difficile definire il mio stile, è fondamentale distinguere il lavoro che faccio su un talent/celebrities da quello più artistico. Per me su un talent è importante saperlo valorizzare e quando possibile pensare a dei look più elaborati che diano un contributo reale al progetto stesso, estetica e idea devono lavorare insieme. Importante aggiornarsi sempre, darsi modo di contaminarsi e allo stesso tempo rimanere radicati anche in quello che può differenziare me da un altro/a collega, ognuno ha la propria mano e questo è bellissimo. Amo i soft glam, quelli più romantici ma anche quelli più gore, sporchi».
Ho molto apprezzato il tuo uso dei glitter (Mahmood) e dei blush che dagli zigomi arrivano fin sopra alle tempie. Ti piace l'eccesso, l'originalità? Oltre ai look più classici - penso agli ombretti marroni o ai rossetti nude - che cos'è che davvero rende un make-up unico e interessante?
«Abbiamo scattato questa copertina per tv sorrisi e canzoni con Mahmood, con questi cuori di strass mentre fumava il narghilè, volevamo giocare un po' con questo contrasto. Mi piacciono l'eccesso e l'originalità quando raccontano un universo, una sensazione, non quando finiscono per essere fini a se stessi. Un make-up diventa interessante quando trasmette qualcosa, che sia un mood o un'emozione, ciò che lo rende unico (per me) è il contrasto forte, l'aspetto insolito, le texture diverse».
Quali sono le tendenze che più ti convincono? Com'è il trucco più cool del momento?
«Le tendenze make-up sono davvero tante: i social accelerano tanti processi e spesso rielaborano e ripropongono – per me a volte non ci si inventa nulla, eppure una cosa va in trend e diventa richiestissima, perché ne è cambiata la percezione. Ho potuto notare che ultimamente viene molto apprezzato il Nina Park makeup. Lei è una make-up artist bravissima (trucca celeb come Lily-Rose Depp, Emma Stone, Mia Goth, Zoe Kravitz, nda) ed è una moda che apprezzo perché è quel tipo di glam che ti rinforza, è semplice ma funziona. Mi piacciono molto anche le Cloud lips, labbra senza un contorno definito, dall'effetto morbido. Ma sicuramente il trucco cool del momento è il Cooled down make-up, che privilegia l'uso di colori freddi come grigio, taupe, marrone, blush rosa freddo e alto. Oggi è tutto».
Com'è invece il tuo make-up dei sogni? Uno che hai preferito in assoluto realizzare?
«Un make-up che sarebbe probabilmente un sogno, qualora il make-up diventasse un'espressione molto estrema della società, assumerebbe probabilmente sembianze alla Rick Owens; è uno scenario molto utopistico, ma sarebbe come se tutti iniziassero a prediligere un'estetica super weird, irrealistica ma anche sofisticata. Questo filone ha già un ruolo fondamentale a livello di corrente beauty, che è in continua evoluzione, ma per quanto riguarda la società non ancora raggiunto una piena vena artistica surrealistica.
Si può però partire da cose come Euphoria: aldilà del fatto che magari non mi piacciano particolarmente quei make-up, di per sé, gli stessi raccontano comunque delle emozioni. Il sogno è sempre quello di sviluppare la propria identità visiva attraverso il make-up, magari a seconda della propria personalità e del proprio stato d'animo. Un trucco che ho amato realizzare, invece, è abbastanza recente, ma si tratta di Prosthetic make-up. Ho lavorato a dei diavoli per il film Orfeo di Virgilio Villoresi, ora candidato anche ai David di Donatello; sono orgogliosa del lavoro che ho fatto insieme alla mia collega Matilde Fumagalli, perché abbiamo raccontato in qualche modo una visione. Sono idee in carne e ossa».
Tu ti occupi infatti anche di prosthetic make-up. Che cosa mi puoi dire su questo mondo? Che cos'è che ti affascina di più a riguardo? Pensi che il prosthetic, o le sue influenze, possano avere terreno fertile e propagarsi, magari in dimensioni ridotte, nei beauty look di tutti i giorni?
«Il mondo del Prosthetic make-up è incredibile. È dove qualcosa può realmente prendere una forma diversa, essere creato. Ed è anche dove la mia parte più gore viene appagata. Puoi davvero immaginare qualsiasi cosa e puoi realizzarla, ma la conoscenza della tecnica è indispensabile. Si tratta di procedimenti precisi, non puoi permetterti di sbagliare nulla, o quasi. È una fusione tra iper-realismo e surrealismo. Che si possano portare gli special effects nei make-up di tutti i giorni lo trovo crazy ma forse un po' improbabile, almeno per il momento. In Cina però esiste questo tipo di realtà, quello delle Chinadoll, che spesso si applicano orecchie finte e protesi sul naso per modificarne l'aspetto. Si impegnano molto, le amo».
Mahmood è un'icona contemporanea non solo musicalmente ma anche di stile. Che cosa significa lavorare con lui? Qual è l'aspetto che ti piace di più di realizzare i make-up per un artista dal gusto così raffinato e cool?
«Lavorare con Alessandro (Mahmood) è stimolante sotto diversi aspetti. È un artista che ha sempre nuove idee. Spesso è solo grooming, è vero, ma lavorare con lui significa lavorare con un team che cura ogni aspetto del suo progetto, lui si affida a me e io ho lo spazio di dare il mio contributo, e di questo ne sono grata».
Oltre a Mahmood, Ghali, anche lui esteticamente molto valido, e tanti altri ragazzi. Qual è il tuo pensiero sul trucco destinato agli uomini? Quali sono i suoi punti di forza? Sono ancora poco esplorati? Qual è il segreto che dobbiamo conoscere per cominciare ad approcciarci diversamente a questo lato cool del make-up maschile
«Sono molti gli artisti uomini che apprezzano farsi truccare, ne comprendono il valore e la funzione, si vedono meglio, come per esempio Ghali, ma ci sono anche altri artisti più restii, un po' spaventati durante il processo: a volte sentono di mettere in discussione la propria mascolinità. Molti riesco a convincerli a lasciarmi fare. Dopo che li trucco, li definisco freschi, anche se l'occhiaia su alcuni ci piace. Il punto di forza del make-up uomo è quello di farli sembrare naturali e attraenti. Quando è pesante si vede, deve essere impercettibile. Il segreto sta nel comprenderne la sua funzionalità correttiva. Immaginate se i concealer iniziassero a essere nei beauty degli uomini, semplicemente incredibile. Chissà».
Che personaggio famoso ti piacerebbe truccare? E uno del passato?
«Bud Bunny nel presente, Mina nel passato».
Che cos'è per te il make-up? Dimmelo attraverso un titolo di una canzone, di un film, quello che vuoi. Che cosa rappresenta? In che modo può definire l'identità personale e artistica di una persona?
«Il make-up per me è Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola o Salomè di Carmelo Bene. Il make-up ridisegna ciò che vogliamo vedere, è un linguaggio silenzioso, un vero e proprio atto evocativo, è prendersi cura, che sia nel beauty o nella narrativa più cinematografica e/o artistica. È l'estensione di un immaginario ma anche la creazione dell'immagine stessa. È sensibilità, identità e per un truccatore o Prosthetic artist è la possibilità di rendere visibile una dimensione personale».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.
















