Nonostante i tentativi di TikTok di chiamarle Mamma Mia braids – le portava Amanda Seyfreid, attrice protagonista dell'omonima pellicola di successo –, quelle piccole torsioni di capelli attorcigliati a due a due sono, in realtà, dei Twist out. Le "Brownie glazed lips" non rappresentano la nuova frontiera del trucco labbra, ideata da Hailey Bieber e dal suo impero di bellezza, Rhode, quanto più un rebranding più o meno efficace di una storica (e identitaria) combo labbra, quella con lip liner marrone e gloss trasparente. Vi chiederete cos'abbiano in comune questi due beauty trend, ma anche molti altri. La risposta è più di una cosa: da un lato, mandano in tilt il web e il mondo della moda, dall'altro, hanno tutti origine dalle donne nere e dalla bellezza nera, da cui però vengono strategicamente estromesse.

Nel corso della storia, i contributi rivoluzionari di artiste hair, nail and make-up, nonché di imprenditrici nere, sono stati perpetuamente ignorati, sminuiti o addirittura rivendicati da altri. Queste idee di bellezza, che hanno ridefinito il concetto di cosa sia cool e cosa sia hot, non vengono infatti celebrate quando si manifestano sul e dal corpo di una donna nera. Ci si ritrova così, troppo spesso, nomi cambiati a pratiche più o meno riconoscibili, volti più bianchi a rappresentare la tendenza: una vera e propria appropriazione della black beauty, la cui matrice è sistemicamente razzista. «Quando i trend black beauty vengono copiati o ribattezzati, questo dimostra che la creatività della cultura nera non viene davvero riconosciuta – spiega Laetitia Ky, artista e autrice di Love & Justice: A Journey Of Empowerment, Activism & Embracing Black Beauty –. Diventa più difficile per l'industria della bellezza riconoscere il nostro contributo. La bellezza di questi stili si perde quando vengono modificati da altri, e sembra che la nostra cultura venga accettata solo quando non è percepita come nera».



I trend Black Beauty da celebrare, l'intervista alla make-up artist Abbia Maswi

«Sono molti i trend di oggi che hanno radici profondamente legate alla cultura afro e black, anche se spesso vengono presentati come nuove invenzioni occidentali: Cornrows, Twist out, Baby hair, i grillz, matita labbra marrone e gloss sono alcuni esempi», ci spiega Abbia Maswi, make-up artist per donne dark skin in Italia, content creator e fondatrice e docente di Focus on Dark Skin. In questa intervista, l'esperta disseziona i principali trend di black beauty, perché venga riconosciuta storia, origine e proprietà e, infine, perché vengano celebrati così come sono.

Quali sono i trend di bellezza nera più comuni di cui la cultura occidentale si è appropriata? Qual è la loro storia?

«I Cornrows, per esempio, sono trecce strette attaccate alla testa, nate in Africa già migliaia di anni fa. Non erano solo un'acconciatura estetica, anzi, i modelli, la direzione delle trecce e i simboli utilizzati avevano significati sociali, tribali, familiari e persino religiosi. Gli schiavi d'America per esempio utilizzavano la praticità delle trecce strette come "mappe" per facilitare la fuga, ma anche per per proteggere i capelli naturali, mantenendoli puliti e facili da gestire durante il duro lavoro nei campi. Erano un vero e proprio linguaggio visivo. Oggi spesso vengono proposti sulle passerelle o dai brand occidentali come "edgy braids" senza riconoscere la storia e il significato dietro di loro».

«I Twist out sono un'altra tecnica naturale per definire i ricci, tipica delle donne afro: rappresentano un altro esempio di rivisitazione, nata come forma di cura e protezione del capello. È stata trasformata in "textured hairstyle" nelle mode occidentali senza citare l'origine. Spesso, mi viene richiesta anche negli shooting che realizzo».

«Poi ci sono i Baby hair: piccoli ricci stilizzati sulla fronte. Anche qui, storicamente, non si trattava solo di estetica: nelle culture afro e latine servivano anche a domare i capelli crespi, diventando segno di stile, creatività e identità. Ora è un trend virale ma spesso svuotato del significato. La famiglia Kardashian di recente ha portato i Baby hair sui red carpet, sui social e nei videoclip. Questo ha contribuito a far diventare il trend virale, ma spesso senza riconoscere che la pratica nasce dalla cultura afro e afro-latina, dove i Baby hair sono da sempre un elemento di stile, identità e cura dei capelli crespi».

«I grillz, i denti in oro o argento spesso decorati con pietre preziose, affondano le loro radici nella cultura hip-hop afroamericana degli Anni '80 e '90. Originariamente erano simbolo di status, ricchezza e creatività all'interno di comunità nere urbane, rappresentando nel tempo identità, orgoglio, auto-espressione e appartenenza a una comunità. Negli ultimi anni, sono stati adottati da celeb caucasiche e dalla moda mainstream, senza che ne venisse riconosciuto il contesto culturale o sociale da cui provengono».

«L'abbinamento labbra con lip liner marrone e gloss nasce nelle comunità black e latine degli Anni '80 e '90 come modo per valorizzare le labbra senza uniformarsi agli standard di bellezza occidentali (che privilegiavano tonalità rosa o rosso acceso). Era anche qui un'affermazione di stile, identità e femminilità, spesso usato in contesti urbani, musica hip-hop e cultura R&B: ricordo ancora tutti i video di Missy Elliot o Mary j Blige. Negli ultimi anni, il trend è tornato sui social, soprattutto su TikTok, ma spesso viene presentato come "nuovo" o "tendenza recente", ignorando appunto le radici storiche e culturali».

Perché tutto ciò succede? In che misura anche in Italia?

«Accade perché la cultura dominante occidentale tende ad appropriarsi di ciò che considera esteticamente bello o "di tendenza", senza riconoscerne le radici e senza restituire il merito. In Italia succede forse in modo meno evidente, ma c'è ancora poca consapevolezza. Spesso ciò che nasce dal mondo black viene stigmatizzato quando è indossato da persone nere, ma celebrato come moda quando lo propone una celebrity bianca».

Come ti senti quando riscontri questo fenomeno?

«C'è frustrazione, perché dietro c'è una mancanza di riconoscimento e rispetto. È come se la bellezza black fosse accettata solo quando "filtrata" da altri. Allo stesso tempo, però, mi motiva a parlarne e a rivendicare la nostra storia».

Qual è la tua opinione sull'appropriazione culturale? Esiste secondo te un modo in cui replicare i trend black beauty senza scadere, appunto, nell'appropriazione? Oppure, allo stato delle cose attuali, in cui c'è ancora molta discriminazione e razzializzazione, non c'è spazio per una celebrazione sana?

«L'appropriazione culturale diventa problematica quando manca il riconoscimento e il rispetto, tendo sempre a ripeterlo perché tante volte ho visto sui social dibattiti al riguardo. Se un trend black viene usato solo come ornamento estetico, senza conoscerne il significato e senza dare spazio ai creatori originali, non è una celebrazione: è sfruttamento. Si può replicare un trend black beauty in modo sano se si riconoscono le origini, si dà credito e, soprattutto, si dà voce e spazio ai professionisti neri in quell'ambito».

Perché è importante celebrare la black beauty?

«Per secoli la black beauty è stata svalutata, demonizzata e derisa. Basta pensare ai capelli afro: spesso venivano ridicolizzati e chi li portava era considerato "disordinato". Celebrare la black beauty significa riconoscere il valore, la dignità, la creatività e la storia di queste culture. Significa permettere alle nuove generazioni di vedersi rappresentate positivamente. Anche per me ci è voluto tempo: ho imparato a sentirmi a mio agio con i miei capelli naturali, senza vergogna o disagio. E scegliere di non portarli sempre in un certo modo non diminuisce nulla: è semplicemente una scelta personale, legittima e rispettabile».

È quello che fai sui social e nel tuo lavoro?

«Assolutamente sì. Il mio obiettivo è educare, valorizzare e creare consapevolezza. Sui social condivido look, tips e riflessioni non solo di estetica ma di cultura. Con il mio lavoro professionale voglio offrire servizi che rispettino i capelli e la pelle afro, dando alle persone la possibilità di sentirsi belle e viste».

Cosa speri per il futuro del beauty e della black beauty?

«Spero in un futuro in cui non si debba più giustificare o difendere la black beauty. Dove i trend vengano riconosciuti per le loro origini, e dove i professionisti neri abbiano lo spazio e le opportunità che meritano. Il futuro che immagino è inclusivo, rispettoso e ricco di contaminazioni, ma sempre con la giusta attribuzione. Con il mio progetto Focus on Dark Skin cerco di colmare un vuoto nel mondo del beauty: quello della rappresentazione e della valorizzazione del trucco su persone con pelle nera e carnagioni più scure. Per troppo tempo il settore beauty ha avuto come riferimento principale le tonalità chiare, lasciando poco spazio a prodotti, tecniche e narrazioni che rispondessero alle esigenze delle persone nere e di origine africana. Il mio obiettivo è mostrare come il trucco possa esaltare queste pelli in tutta la loro unicità e bellezza, creando un immaginario in cui chiunque possa sentirsi visto, riconosciuto e celebrato».

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.