C'è un momento preciso, quasi rituale, che separa le ragazze dallo specchio della propria cameretta a quello illuminato del fitness club, o palestra: il dubbio amletico se mettere o meno il make-up prima dell'allenamento. Per alcune è una scelta estetica, per altre una forma di self-expression, stile e personalità, per altre ancora una questione di praticità, protezione o privacy. Ci possono essere molti motivi per cui una donna decide di indossare mascara, polveri opache o glitterate e texture cremose, anche prima di sudare tutto su un tapis roulant; ma non è quasi mai visto di buon occhio.



L'idea più diffusa è, infatti, che truccarsi per andare in palestra sia, in qualche modo, un po' sciocco. Spesso si sente, negli spogliatoi o per strada, oppure si legge in qualche thread sconclusionato su X, che chi lo fa ha una mentalità da perdente, oppure che è un'attention seeker che va ad allenarsi solo per postarlo su Instagram (so what). È vero, truccarsi per andare in palestra è generalmente sconsigliato da qualsiasi dermatologo, ma c'è più di un layer dietro questa pratica, che vale la pena sciogliere. E, in ogni caso, e non è mai corretto commentare, oppure criticare, l'aspetto e il corpo altrui, anche durante lo sport.

Sport e estetica, make-up e palestra: una panoramica pop e sociale

Le parole di Ilona Maher, giocatrice di rugby americana, riassumono forse meglio di qualsiasi altra frase un concetto importante, e ovverosia che spesso le atlete, ma più in generale le donne, vengono sminuite a livello sportivo, ma anche professionale, per il semplice fatto di curare il proprio aspetto (cosa comunque richiesta alle stesse dalla società e dai suoi standard di bellezza). «Il fatto di truccarti non sminuisce le tue capacità. Se vuoi truccarti completamente per andare a placcare la gente, complimenti se lo fai», raccontava la rugbista olimpica statunitense, mentre su TikTok, in occasione dei giochi di Parigi 2024, si registrava insieme alle compagne di squadra, truccandosi e taggando Fenty Beauty.

Così, durante l'estate scorsa, il rossetto rosso di Maher diventava un simbolo di riappropriazione per molte, così come i fiocchi verdi pastello di Naomi Osaka durante gli US Open, del completo disegnato da Nike e Ambush, presenti pure sulle scarpe. I beauty e fashion look delle atlete, negli ultimi anni, hanno infatti iniziato a rappresentare più di semplici gesti di stile, seppure iconici. In qualche modo, le scelte delle sportive vogliono ribadire che possono essere considerate allo stesso modo, e sullo stesso piano, degli uomini, nonostante i campi in cui si destreggiano siano culturalmente associati al dominio maschile, i cosiddetti male dominated fields. Sembra sempre infatti non andare mai bene nulla: se una ragazza, non truccandosi o comunque non modificando il suo aspetto, non aderisce a determinati canoni collettivamente considerati belli, allora è brutta; se lo fa, è superficiale e non va presa seriamente.

Non sempre, inoltre, le ragazze si truccano per affermare con orgoglio la propria femminilità o perché gli piace davvero; troppe volte, questo accade per difendersi dalle aggressioni esterne, che sono abituate ricevere per un determinato aspetto del proprio corpo, o meglio ancora in questo caso, del proprio viso e della propria pelle non conforme. Lo racconta anche Carol Lee su The Cut. Nell'articolo In Defense of Wearing Makeup to the Gym, la beauty writer ricorda: «Prima che l'acne cistica guarisse, se non mi fossi truccata, non sarei stata in grado di svolgere il mio allenamento; sarei stata troppo in imbarazzo e terrorizzata all'idea che la gente fissasse le decine di brufoli arrabbiati sul mio viso. Potete anche chiamarmi vanitosa, ma lo stato della mia pelle era così debilitante che non riuscivo a guardarmi allo specchio a viso nudo», anche se forse più che di vanità, si trattava di protezione. Le palestre, infatti, non sempre sono un safe space, specialmente per quelle persone che non rispettano gli ideali di bellezza white che prevalgono nei paesi occidentali. Sono spesso centri di razzismo e grassofobia (qui parlavamo di alcune alternative).

La stessa Maher sottolinea spesso nei suoi l'importanza della body positivity: «Ricevo commenti di persone che mi chiamano uomo, di persone che mi dicono che sono troppo mascolina, perché ho i muscoli. So che sono persone molto tristi e insicure online. Ma so che lo dicono anche ad altre ragazze. Ed è questo che non mi piace». Per questo poco prima della cerimonia di apertura di Parigi 2024, aveva pubblicato un video da 5 milioni di views in cui affermava: «Voglio che diate tutti un'occhiata ai diversi tipi di corpo esposti. Tutti i tipi di corpo contano. Tutti i tipi di corpo sono validi. Dal ginnasta più piccolo al giocatore di pallavolo più alto, da un giocatore di rugby a un lanciatore di peso, a uno sprinter. Tutti i tipi di corpo sono belli, possono fare cose incredibili. Rivedete voi stessi in questi atleti e sappiate che potete farcela anche voi».

Ma quindi possiamo truccarci per andare in palestra?

Chi ha pelli più sensibili può valutare da sé se il make-up può essere così invalidante da decidere di rinunciarvi almeno in palestra, ma il mondo della bellezza è comunque talmente ampio che per trucco non si intende per forza fondi pesantissimi o strati di correttori, si pensi a ciglia finte, lip balm o addirittura a formule ibride che entrano a contatto con i parametri skincare: anche nel beauty, ognuno dovrebbe essere libero di fare le scelte che più si adeguano alle proprie esigenze, ma soprattutto desideri. Quindi se è ok truccarsi per alcuni aspetti, è meglio evitare per altri, ma la sostanza rimane la stessa: non è una questione di giusto o sbagliato. È una scelta, e come tutte le scelte personali, va rispettata. L’importante è farla con consapevolezza: sapere cosa si sta mettendo sul viso, valutare la tenuta dei prodotti, capire come reagisce la propria pelle, cercando di sentirsi bene con se stessi, senza punirsi se non ce la si fa.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e divulgativo e non intendono sostituire il parere o il trattamento di un professionista qualificato. Per qualsiasi dubbio o si consiglia sempre di consultare uno specialista.

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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.