Al liceo non davo importanza alla bellezza. Non sapevo ancora cosa fosse, ma c'era qualcosa di losco che mi ci faceva tenere a debita di stanza. Non mi pettinavo e non compravo trucchi, quasi non mi guardavo allo specchio, il che era assurdo per una tipa vanitosa come me. Tra i banchi di scuola, nelle classi dei professori meno esigenti, mi cimentavo con i prodotti, tubetti e texture delle mie compagne che, incredule, dopo una passata di blush sulle gote fatta male e una sulle ciglia di mascara cheap e grumoso, mi dicevano: «Non sai come si fa, ma il risultato non è nemmeno brutto». Le mie amiche dicevano che avevo un mio stile, ma io pensavo tutto il tempo a tutt'altro – l'unica cosa che sapevo era che i miei capelli dovevano essere lunghissimi, su quello non ho mai indugiato (a un certo punto dell'adolescenza, c'è persino stato un dread fra di loro).
Con il passare degli anni, e anche per lavoro, mi sono avvicinata sempre di più al mondo del beauty; in poco tempo ho capito quali fossero le sue dinamiche che non mi convincevano, gli ho dato un nome preciso. Allo stesso tempo ne ho scoperto anche la magia. Decorare le proprie unghie, farsi una piega particolare, disegnare un cat eye sfumato o circondare le labbra con una matita per poi riempirle di gloss – c'è così tanta poesia nelle parole lip combo – , mettersi una mollettina cool, tagliarsi la frangia da sole, arrotolare un fiocco sui ricciolini, picchiettare un po' di olio o acqua profumata sul collo; dietro tutte queste azioni ci sta un significato profondo e irrinunciabile di self-expression, che non ha davvero nulla di superficiale (e può essere addirittura uno statement politico). Dietro l'esperienza collettiva femminile di questi rituali antichi, ci sono livelli di personalità, stile e passione, che solo da più grande ho capito di aver sempre amato.
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Al giorno d'oggi, complici l'industria e i media, le pratiche di bellezza sembrano aver perso il loro senso più puro. La società la tratta come obbligo o moneta di scambio, molte ragazze e donne, infatti, sperimentano quello che può essere definito Beauty Burnout. Il neologismo vuole indicare l'esaurimento derivante da infiniti appuntamenti, in salone o dall'estetista, da difficoltà finanziarie nel parteciparvi e dal perpetuo auto-monitoraggio richiesto per soddisfare standard in continua evoluzione (e mai raggiungibili) – le stesse cose, in fondo, che non mi facevano pettinare la coda a 15 anni – , oltre al fenomeno, come spiega Glamour, della proliferazione eccessiva di prodotti (skincare overload) spesso non necessari o poco innovativi, che contribuisce a creare un sovraccarico di opzioni e emozioni per i consumatori e, di conseguenza, un'overstimulation dannosa.
Pensiamo all'ansia da prestazione cosmetica, il sentirsi inadeguate se non si ha l'ultima essence o il nuovo peptide, il senso di confusione e frustrazione davanti a scaffali (o feed) pieni, invece, di prodotti simili, il sovraccarico informativo che rende difficile anche solo capire cosa serve davvero alla propria pelle. Senza contare, come sottolinea Service95, che già di per sé il burnout colpisce più duramente le donne – molte si trovano a gestire simultaneamente lavoro, responsabilità familiari e domestiche non retribuite, spesso con carichi a tempo pieno in orari ridotti e a questo si aggiungono fattori come l'insicurezza finanziaria legata al gender pay gap e la maggiore presenza femminile in settori a basso reddito. Quello legato alla bellezza è solo un tassello ulteriore che si aggiunge alla generale oppressione delle soggettività femminilizzate.
Ma come si torna dall'ansia al piacere e dall'obbligo all'opzione? Come si ritrova la gioia nel beauty? Quello che faccio io è salvarmi su Instagram i post delle celeb e delle it-girl, tra idee di make-up e acconciature, nail art e accessori, che più mi fanno battere il cuore. E poi leggere tanta, tantissima teoria femminista, per essere consapevole di quello che accade intorno a me anche quando guardo un reel nello SkinTok; gli esperti in neuroscienze, inoltre, hanno degli ottimi consigli per riappropriarsi del proprio rapporto con la bellezza in maniera sana.
Che cos'è il Beauty Burnout e come capire se ci siamo dentro
Secondo la psicologia, un fattore chiave del burnout e del disagio mentale di qualsiasi tipo è la sensazione di mancanza di controllo su ciò che ci circonda, ciò che gli psicologi chiamano locus of control esterno. Come si legge su Dazed, quando si crede che siano le forze esterne a dettare le nostre scelte e i nostri risultati, è più probabile che si provino stress, ansia e, in ultima analisi, il cosiddetto burnout (strettamente connesso a questa mancanza di capacità di azione). Anne-Sophie Fluri, neuroscienziata pubblicata, spiega: «Quando i rituali di bellezza sono guidati dall'abitudine, dalle aspettative o dal condizionamento sociale anziché dal desiderio genuino, potrebbe essere che siano attivati i percorsi dello stress del cervello (piuttosto che i suoi circuiti di ricompensa)».
Nel vorticoso universo della bellezza contemporanea, ancor più da quando esiste una cultura della bellezza online, ciò che un tempo era celebrato come un rituale di auto-cura si è trasformato, per molte donne, in una fonte di stress e affaticamento. Il fenomeno noto come Beauty Burnout incarna questa realtà: l'incessante ricerca della perfezione estetica – parola che di per sé non vuol dire nulla – che conduce a un esaurimento non solo fisico, ma anche emotivo e finanziario.
I sintomi di questo burnout estetico sono molteplici: dalla fatica cronica nell'affrontare l'ennesima tendenza beauty, spesso problematica, alla pressione economica derivante da spese impulsive per trattamenti e prodotti; dalla rinuncia a eventi sociali per l'onere di prepararsi, all'ansia paralizzante di non apparire impeccabili in ambito professionale. Shope Delano, fondatrice ventinovenne di Kind Regards Studio, in un altro articolo di Dazed descrive questa spirale come una corsa senza fine: «Ogni due settimane c'era qualcosa da sistemare – le trecce ricrescevano, le unghie si allungavano, le ciglia si diradavano. Ero su una ruota per criceti». Questa incessante manutenzione estetica è spesso percepita come un requisito implicito, soprattutto per le donne in ruoli a contatto con il pubblico o imprenditrici, dove l'apparenza viene erroneamente equiparata alla competenza – le ricerche dimostrano infatti che le donne che non rispettano gli standard di bellezza vanno incontro a conseguenze sia sociali che economiche, da salari più bassi a ridotte opportunità di avanzamento. La pressione sociale impone questi beauty standard sempre più elevati, rendendo la cura di sé non più un piacere, ma un obbligo oneroso. «Cercavo in sostanza di avvicinarmi costantemente a uno standard di bellezza più eurocentrico. Quando il traguardo è fondamentalmente irraggiungibile, non c'è ricompensa alla fine del tunnel», racconta sempre Delano.
Riconoscere e affrontare il Beauty Burnout diventa essenziale per ristabilire un equilibrio tra il benessere personale, il topic caldissimo del personal style e le aspettative sociali, riscoprendo il piacere autentico nel selfcare e nell'estetica, lontano dalle pressioni e dalle imposizioni esterne.
Beauty Burnout: come riappropriarsi del proprio rapporto con la bellezza
La Dottoressa Fluri consiglia delle strategie efficaci per ri-trasformare la bellezza da obbligo a espressione autentica di sé, riappropriandosi dei suoi significati.
Siate consapevoli: Di vitale importanza è la mindfulness nelle routine di bellezza. Essere pienamente presenti durante questi rituali può ridurre lo stress e attivare circuiti di ricompensa nel cervello. Invece di eseguire automaticamente la routine di cura della pelle, immergetevi nelle sensazioni offerte dai prodotti: profumi, texture e tocchi sulla pelle. Questo approccio consente di trasformare gesti abituali in momenti di autentico piacere sensoriale.
Riscoprite la bellezza come gioco: Introdurre elementi ludici nella tua routine può ravvivare l'entusiasmo. Sperimentate con eyeliner colorati o rossetti audaci, anche se l'unico pubblico siete voi stessi.
Stabilite confini salutari: È fondamentale riconoscere quando una pratica di bellezza non serve più al proprio benessere. Concedetevi il permesso di dire no a trattamenti o tendenze che non risuonano con voi stessi. Questo atto di autoaffermazione aiuta a mantenere l'integrità personale e a prevenire il burnout.
Coltivate una comunità di supporto: Circondatevi di persone che condividono una visione sana e positiva della bellezza. Condividere esperienze e consigli può offrire nuove prospettive e rafforzare la fiducia nelle proprie scelte estetiche.
Celebrate la bellezza autentica: Allontanatevi dagli standard irrealistici imposti dai media e celebrate ogni unicità. Riconoscete e apprezzate le caratteristiche che rendono speciali le persone, abbracciando una visione della bellezza più inclusiva e personale.
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















