Il make-up è un grande strumento identitario, di espressione del sé, di liberazione e resistenza. Nonostante negli anni, insieme alle tendenze beauty, abbia assunto anche il ruolo negativo di gabbia estetica agendo come metro di inclusione ed esclusione rispetto a quelli che sono gli standard di bellezza contemporanei, e stabilendo così, come accettabili dalla società, solamente i corpi considerati conformi a questi, il trucco, nella sua forma più pura, è il medium attraverso cui molte persone riescono a rappresentarsi, a prendersi cura di se stessi e della propria bellezza; persino a lottare per i propri diritti.
Rea Nudson nel suo On Makeup As a Tool for Queer Resistance racconta dei moti di Stonewall e di come le persone LGBTQIA+ utilizzassero il trucco per ribellarsi alle discriminazioni che subivano a livello istituzionale dallo stato. Narrando della serie di violenti scontri fra gruppi di individui queer e la polizia, che ebbero luogo a New York nelle notti del giugno 1969 – e che simbolicamente indicano la data di nascita del movimento di liberazione e per i diritti delle persone omosessuali –, l'autrice sostiene: «Quando le persone usano il make-up per rompere il sistema invece di conformarsi ad esso, questo può trasformarsi da uno strumento dell’oppressore a uno che rafforza gli oppressi». Nudson spiega infatti che, all'epoca, chiunque «non fosse conforme al genere (assegnato alla nascita, nda) nell'abbigliamento, nel trucco o nell'acconciatura, correva il rischio di essere fermato dalla polizia o allontanato dai posti di lavoro, ma sono stati questi stessi elementi ad aver aiutato le persone LGBTQIA+ a riconoscersi fra di loro, e a crearsi dei paradisi (relativamente) sicuri». A vietare alla gente di indossare abiti o trucchi "appropriati al proprio sesso" era l'interpretazione di una legge del 1846, che mirava a mantenere intatto lo status quo della società eterocisgender, prendendo di mira invece le minoranze sessuali, ancora di più in caso di soggetti razzializzati.
Lo storico George Chauncey parla del trucco come una delle strategie utilizzate dalla comunità LGBTQIA+ per rivendicare gli spazi pubblici della città: negli Anni '30 e '40, alla Life Cafeteria, uomini omosessuali, con capelli lunghi e trucco audace (ombretto blu, mascara e fard), si sedevano vicino alla finestra, mangiando e chiacchierando; negli Anni '60, allo Stonewall Inn (gay bar di Manhattan, da cui poi ebbero origine le famose rivolte come conseguenze agli abusi polizieschi), le scare o le flame queen portavano gli occhi truccati e le chiome pettinate, le drag queen indossavano trucco e abiti che la cultura dominante associava al genere femminile, mentre alcune donne trans si truccavano come parte della loro presentazione di genere.
Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, due donne e attiviste trans, tra le presenze più rilevanti nei moti di Stonewall e fondatrici del Gay Liberation Front, oltre che dell'organizzazione per gay, persone trans e persone genderqueer, STAR, furono arrestate più volte per aver indossato abiti e trucco per strada. Rivera dichiarava che ogni volta in cui veniva portata davanti a un giudice, veniva accusata di "imitazione femminile nella parte superiore"; Johnson – nelle foto dell'epoca con corone di fiori, rossetto rosso, zigomi e palpebre colorate –, che non aveva paura di finire in prigione durante Stonewall, perché ci era già stata nei dieci anni precedenti "solo per essersi truccata un po' lungo la Quarantaduesima Strada".
Se ogni anno, nel mese di giugno si celebra il Pride Month è proprio per ricordare le storie importanti di queste persone e il loro impegno per il raggiungimento dei diritti della popolazione LGBTQIA+, oltre che per lottare contro le discriminazioni sistemiche dell'omolesbobitransfobia e del razzismo, sempre molto presenti all'interno della nostra società, anche nel 2024. Cosmopolitan Italia ha parlato con alcuni creator appassionati di beauty o personalità del settore ampiamente conosciute, per raccontare la relazione che esiste ancora oggi fra make-up e queerness e celebrarle con orgoglio: di seguito, riportiamo le parole di Lina Galore, drag queen, Luca Esposito - Liquorsbeauty, content creator appassionato di beauty, Pierangelo Greco, truccatore professionista, Jean Diaz - Jamila Solis, drag queen e music artist.
Lina Galore
Cosa significa il make-up per te?
«Il make-up è il principale strumento della riscoperta di me stesso quando ho iniziato a fare drag. Truccandomi "da donna" ho imparato a conoscermi, a legare col mio lato femminile, a non sentirlo in contrasto con quello maschile e, infine, a rendermi conto di non avere nemmeno bisogno di confinare questi due concetti, perché frutto di costrutti troppo rigidi per poterne descrivere a pieno la fluidità. Per riassumere, dunque, il make-up per me è ed è stato uno strumento di conoscenza».
Ricordi le sensazioni della tua prima volta con trucchi e pennelli?
«Perfettamente. Ricordo che non vedevo l'ora di finire, impaziente di godermi il risultato finale, frutto di mille ispirazioni frullate tutte insieme senza nemmeno stare a pensarci più di tanto. Ricordo l'energia che ho avvertito quando mi sono guardato allo specchio le prime volte che completavo il make-up prima di esibirmi (quindi già abbastanza dopo aver fatto le prime sperimentazioni) ed era davvero qualcosa di travolgente e potente».
Qual è il tuo mai più senza che ti fa sentire forte, ti regala empowerment?
«Il prodotto che più di tutti corona la potenza del look make-up che realizzo ogni volta che indosso i panni di Lina è senza ombra di dubbio il blush. Fucsia e appariscente, mi piace distribuirlo dalle tempie fino all'inizio delle gote, come se fosse un contouring. Quando compio quel gesto con il pennello è proprio il momento in cui penso "ok, Lina è arrivata"».
Luca Esposito - Liquorsbeauty
Cosa significa il make-up per te?
«Il make-up per me è forza, è libertà di espressione, è il mio luogo sicuro dove posso essere chi voglio e come voglio. Ho un rapporto molto complicato con la mia estetica, molte insicurezze, un po' come tutti, e il make-up mi permette di vedermi bene, valorizzarmi, di esaltare determinate caratteristiche del mio viso e calibrarne altre. Mi permette di dare voce a quella parte di me che in quel determinato giorno si sente più strong o più romantica, più classica o più editoriale. È come se col make-up interpretassi all'ennesima potenza tutte le mie sfaccettature che spesso la società fa sentire fuori posto».
Ricordi le sensazioni della tua prima volta con trucchi e pennelli?
«Sì, sembrava così strano, cioè prima di iniziare ricordo di aver pensato: "Magari non fa per me, chissà come mi sentirò". Si cresce pensando che il trucco sia solo una cosa da donne, quindi ero un po' titubante. Una volta iniziato però mi sono sentito elettrizzato come se stessi facendo qualcosa di super emozionante per la prima volta, qualcosa che guardavo da lontano e che finalmente potevo godermi nella privacy delle mie quattro mura».
Qual è il tuo mai più senza che ti fa sentire forte, ti regala empowerment?
«Le sopracciglia, il modo di farle può potenziare il tuo sguardo dando carattere e un effetto lift, che male non fa. Con le sopracciglia fatte mi sento già a metà dell'opera».
Pierangelo Greco
Cosa significa il make-up per te?
«Il make-up è il motore della mia esistenza. È felicità, è impegno, è sacrificio, è lavoro, è soddisfazioni, è tutto il mio mondo! La mia vita gira intorno al make-up».
Ricordi le sensazioni della tua prima volta con trucchi e pennelli?
«La prima sensazione che ho avuto con trucchi e pennelli è stata felicità, immensa felicità. Mi sentivo libero di esprimermi senza nessun pregiudizio. Mi sentivo libero di essere chi volevo essere, finalmente!».
Qual è il tuo mai più senza che ti fa sentire forte, ti regala empowerment?
«Il mio mai più senza sicuramente è il mio solito make-up luminoso che faccio quasi tutti i giorni. Base leggera, un po’ di blush, ciglia volumizzate con il mascara e posso affrontare qualunque sfida!».
Jean Diaz - Jamila Solis
Cosa significa il make-up per te?
«Il make-up per me è uno strumento con cui riesco a dare una visione di una parte che vorrei esprimere di me stesso. Non ho mai apprezzato il trucco finché non sono diventato una drag queen: a poco a poco ho imparato a modellare la mia faccia, che è ormai diventata la tela della creatività della mia mente».
Ricordi le sensazioni della tua prima volta con trucchi e pennelli?
«Le prime volte con i pennelli non sono state entusiasmanti, perché mi ci è voluto un po’ per imparare a gestire il make up, però percepivo una situazione di relax, era quasi terapeutico».
Qual è il tuo mai più senza che ti fa sentire forte, ti regala empowerment?
«Ciò che mi regala empowerment nel make-up sono le ciglia, quando le metto vuol dire che è tutto completo, tutto ciò che ho creato in quelle ore si è concluso e sono pronto a mostrare al pubblico quella che è Jamila Solis (il mio nome drag)».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.














