Se il 2024 si è chiuso con la vendita di prodotti pari a 19 miliardi di dollari per la medicina estetica, il futuro promette di essere ancora più redditizio. Le proiezioni parlano chiaro, secondo i dati di Aesthetic Surgery Journal e un'inchiesta di Far West, Rai: entro il 2032 la cifra raddoppierà, toccando quota 37 miliardi. A spingere l'acceleratore sono soprattutto i giovanissimi e gli uomini, come confermano le indagini di RSI Falò e Facile.it: questi ultimi, in soli dieci anni, hanno registrato un incremento del 144% nelle procedure estetiche, investendo mediamente il 28% in più rispetto alle donne. Inoltre, in Italia il 30% dei 7,3 milioni di pazienti dell'ultimo biennio è under 25. Ma cosa ne pensa la Gen Z della chirurgia Under 25?
Contro la chirurgia sotto i 25 anni: Alvigi Caterina e Bernasconi Martina, studentesse di lettere moderne
Prevenire è meglio che curare: chi di noi non conosce il famoso proverbio? Lo applichiamo giustamente a tutto, che sia lo studio, il lavoro, i rapporti umani, o persino la salute e questa idea è da sempre centrale anche per quanto riguarda l’insidioso territorio dell’estetica. Ed in questo caso la prevenzione spesso non riguarda problemi reali o tangibili, ma questioni molto più sottili: la volontà di conformarsi a canoni estetici e standard di bellezza che mutano continuamente, tanto da risultare imprevedibili, e la paura – purtroppo diffusa ed irrazionale – dell’invecchiamento. Il risultato è che sempre più giovani iniziano a pensare al proprio aspetto come a qualcosa da “gestire” in anticipo, sfidando il tempo e la natura in una battaglia ad armi impari.
Si parte da scelte quotidiane – stile di vita sano, skincare, trucco – fino ad arrivare sempre più spesso ai trattamenti, alle terapie estetiche ed alla chirurgia. Come se ciò non bastasse, capita che queste paure si manifestino quando il problema è ancora lontano e quando non esiste una reale necessità: moltissimi ragazzi e ragazze scelgono di cristallizzare i propri lineamenti ricorrendo alla chirurgia estetica in età sempre più precoce. Ma cosa spinge la Gen Z a voler "congelare" il proprio volto prima ancora di averne scoperto la forma definitiva? Questa soglia anagrafica che continua a scendere è l’inevitabile riflesso di un’esposizione sui social senza precedenti. Ogni volta che apriamo un’app, siamo bombardati da volti e corpi "iper-perfetti”, spesso piallati da filtri e algoritmi, che ci inducono a credere di essere noi quelli "sbagliati", quelli con troppi difetti da correggere.
Oggi la nostra vita gravita attorno ai social. Siamo costretti a un confronto globale quotidiano, e questo paragone continuo finisce per alimentare le nostre insicurezze: una pressione psicologica a cui le generazioni precedenti non erano abituate e per la quale noi non eravamo preparati. Purtroppo, però, intervenire chirurgicamente sul volto in età prematura, quando lo sviluppo non è ancora concluso, non è la soluzione ai problemi di autostima. Al contrario, rischia di trasformarsi in un circolo vizioso: più ci si ritocca, più l’attenzione si sposta su un nuovo difetto da correggere, senza sentirsi mai davvero soddisfatti e proprio a causa della giovane età, spesso non ci si rende conto del rischio, diventando vittime inconsapevoli di professionisti che agiscono con poco scrupolo e scarsa formazione.
In teoria, questo ambito dovrebbe puntare al mantenimento di un equilibrio psicofisico: la salute non è solo assenza di malattia, ma completo benessere fisico, mentale e sociale. Infatti, la chirurgia dovrebbe essere presa in considerazione in presenza di condizioni specifiche – come esiti post-traumatici, asimmetrie importanti, malformazioni o rischi patologici concreti – e prima di un intervento, è previsto un percorso di valutazione anche psicologica per comprendere le reali motivazioni del paziente. Ci sono, ovviamente, casi in cui la chirurgia preventiva ha senso: ad esempio la mastectomia preventiva (asportazione della ghiandola mammaria sana) per ridurre il rischio di tumore al seno in donne geneticamente predisposte, intervento a cui si è sottoposta anche Angelina Jolie. Oggi però, purtroppo, è sempre più facile imbattersi in professionisti che fanno leva sulle insicurezze dei più giovani, trasformando il desiderio di sentirsi meglio in un’occasione di profitto, non rispettando gli accorgimenti necessari. Siamo di fronte a una rivoluzione dei canoni estetici in cui la bellezza naturale sembra quasi "fuori moda": se non sei ritoccato, pare che sia solo questione di tempo prima che accada. L’esplosione di questa tendenza tra la Gen Z deriva anche dal fatto che la chirurgia ha perso il suo status di tabù; è diventata un argomento sdoganato, discusso liberamente su ogni piattaforma. E proprio perché i social sono accessibili a tutti, l'influenza che esercitano colpisce anche i più giovani, abbassando drasticamente l’età dei primi "aggiustamenti".
È difficile chiedere a degli adolescenti, già vulnerabili e costantemente esposti al giudizio altrui, di resistere a una pressione simile.
Riteniamo quindi che, oggi più che mai, serva una maggiore consapevolezza sulle reali conseguenze della chirurgia. Approcciarsi al bisturi così presto non facilita l’accettazione di sé: anzi, al contrario, rischia di snaturarci, rendendo impossibile la riconciliazione con la versione più autentica di sé. In un mondo che spinge verso l'omologazione e la perfezione artificiale, la vera sfida è restare fedeli a sé stessi, rivendicando quella bellezza naturale che è, per definizione, unica e irreplicabile.
Pro alla chirurgia sotto i 25 anni – Rebecca Monaco e Eliza Maria Cocisiu, studentesse di lettere moderne
Nel corso degli anni è avvenuto un vero e proprio passaggio culturale: l’estetica è diventata parte del benessere personale, della cura di sé e dell’immagine della persona. Può rappresentare un modo per esprimere e per difendere le proprie libertà di scelta, per far capire a tutti – e soprattutto a chi è sempre pronto a giudicare – che su noi stessi, gli unici che possono dirci cosa fare siamo noi.
I costi più accessibili rispetto al passato e l’ampia offerta dei trattamenti non strettamente chirurgici ha reso tutto più accessibile, contribuendo all’aumento della chirurgia estetica anche nei più giovani. Questo, secondo noi, non è indice di superficialità e frivolezza, quanto più di consapevolezza, informazione e libertà: noi vediamo la chirurgia estetica come uno strumento per migliorare non solo la propria immagine, ma anche l’autostima, con effetti positivi sulla qualità della vita e sulla serenità nelle relazioni sociali e lavorative.
Pensiamo sia sbagliato demonizzare la chirurgia a priori, magari perché la si considera pericolosa senza conoscerne davvero le caratteristiche e i progressi. Come in molti ambiti, il rischio dipende soprattutto dall’uso che se ne fa. La vera differenza sta nell’equilibrio e nella consapevolezza ed è proprio per questo che la cosa più importante da fare, prima di prendere decisioni definitive su noi stessi, è informarsi in modo adeguato, affidandoci a medici esperti e non fare scelte impulsive.
È inoltre importante ricordare che i giovani adulti sotto i 25 anni non sono necessariamente “troppo piccoli” per affrontare questi trattamenti o interventi. In questa fascia d’età si può già avere una sufficiente maturità per prendere decisioni consapevoli riguardo al proprio corpo e alla propria vita.
Ad oggi le innovazioni tecnologiche hanno portato la chirurgia ad essere possibile anche con procedure meno invasive: basta pensare al botox e ai botox bar oppure al filler. Questi oltre a permettere dei tempi di recupero ridotti sono molto più semplici e a portata di mano, non solo per chi magari ha più paura degli interventi più complessi ma anche per chi ha dei budget più limitati. Non solo: negli ultimi anni si è andati sempre migliorando per garantire più precisione e personalizzazione degli interventi, così da rendere ogni operazione unica e adatta alla persona. Per non parlare dell’attenzione posta alla sicurezza e alla formazione con linee guida sempre più attente e società scientifiche come l’AICPE che promuovono la formazione continua, la ricerca scientifica e l’etica professionale nel campo, contribuendo a migliorare la qualità e la sicurezza degli interventi.
Quando si parla di chirurgia estetica under 25 in tanti si concentrano subito sull’età, senza andare mai oltre, e guardare le motivazioni vere e proprie. Alcuni interventi, oltre a migliorare l’estetica, sono pensati per avere anche dei benefici funzionali come la rinoplastica che facilita la respirazione, la mastoplastica riduttiva che allevia i dolori alla schiena e al collo oppure la correzione di difetti congeniti o esiti traumatici. Negli ultimi anni si è inoltre diffuso tra i giovani il concetto di prevenzione dell’invecchiamento, cioè l’utilizzo di trattamenti poco invasivi per mantenere un aspetto fresco e naturale. Sempre più spesso l’obiettivo non è trasformarsi, ma prendersi cura di sé nel tempo. Questo non significa che una trasformazione sia sbagliata, ma semplicemente che tra i giovani prevale un approccio orientato alla manutenzione e al benessere personale. Ad ogni modo ognuno deve sentirsi libero di scegliere ciò che lo fa sentire meglio e a proprio agio con sé.
Facciamo un esempio: se una ragazza di vent’anni ha vissuto a lungo con una caratteristica fisica che la mette a disagio, perché qualcun altro dovrebbe sentirsi in diritto di stabilire cosa sia giusto o sbagliato per lei? Quando una scelta viene fatta con consapevolezza, dopo essersi informati e con il supporto di professionisti qualificati, ogni persona dovrebbe poter decidere liberamente sul proprio corpo senza sentirsi giudicata perché considerata “troppo giovane”. Il corpo è personale e ciascuno dovrebbe sentirsi libero di modificarlo nel modo che lo fa stare meglio.
Per quanto ci riguarda la chirurgia estetica non deve essere vista necessariamente come un’omologazione agli standard sociali. Sebbene il contesto culturale possa influenzare le decisioni, molti interventi hanno l’obiettivo di valorizzare e armonizzare i tratti individuali, non di trasformare completamente la propria identità. Per questo motivo, la chirurgia estetica può essere considerata non come un’imposizione sociale, ma come una scelta personale: una scelta per sentirsi meglio con sé stessi, senza cambiare chi si è, ma semplicemente valorizzando la propria unicità, indipendentemente dall’età.










