Judy Singer nel 1998 coniava il termine neurodiversità per indicare la normale variabilità della mente umana in riferimento alle funzioni cognitive e ad altre funzioni mentali (relative alla socialità, all'apprendimento, all’attenzione e all’umore). Insieme al giornalista Harvey Blume, la sociologa dava al concetto una valenza politica, collocandola non solo nel più ampio universo delle biodiversità, ma anche nel contesto della difesa delle minoranze. All’interno del movimento per i diritti delle persone autistiche, infatti, una visione in risposta a un approccio esclusivamente medico – che considera invece i cosiddetti disturbi del neurosviluppo come intrinsecamente patologici – prendeva conseguentemente sempre più piede.
Nel paradigma di tale espressione (neurodiversità), dagli Anni '90 si distinguono, quindi, gli individui a sviluppo tipico, che presentano un insieme di caratteristiche più frequenti nella popolazione (detti neurotipici, circa l'80%), e quelli a sviluppo atipico o divergente, chiamati neurodivergenti o neuroatipici. Le neurodivergenze – termine coniato dall’attivista Kassiane Asasumasu per essere uno strumento di inclusione, in contrapposizione alla dicotomia normale/patologico – sono condizioni come l'autismo, l'ADHD, la dislessia o altre differenze neurologiche; una parola che mira a sottolineare il valore di queste diverse prospettive cognitive, senza vederle come deficit. Nonostante negli ultimi anni, la consapevolezza riguardo al tema sia gradualmente accresciuta all'interno della nostra società (si pensi alle scuole, dove esistono programmi specifici per alunni neurodivergenti), c'è ancora molta strada da percorrere per raggiungere un livello dignitoso di inclusione e giustizia sociale. Anche e soprattutto nel settore della bellezza. Come afferma Sophie Pitt su BeautyMatter, nel 2019 «solo il 4% dei brand di bellezza si rivolgeva a questa fascia demografica», un dato che non può che spingere le aziende, e tutti, a fare meglio, per creare tra skincare, make-up e prodotti per capelli, un'esperienza di stile accessibile a tutti.
Tra brand, retailer ed esperienza fisica: il punto sul beauty e le neurodivergenze
Secondo Pitt, attualmente c'è ancora mancanza di brand di bellezza specificamente focalizzati sulle esigenze delle persone neurodivergenti. Alcune aziende, da pioniere, stanno però emergendo con nuovi prodotti, progettati appositamente per accogliere e celebrare i consumatori neuroatipici, come il marchio britannico Diverse Skincare Formulations: creato espressamente per gli individui con una sensorialità che si differenzia da quella maggiormente diffusa, offre formule di cura del viso e del corpo studiate per essere delicate, efficaci e facili da usare nella vita di tutti i giorni. Un altro brand che si è distinto per l'ampliamento dei servizi alle persone neurodivergenti è Tropic Skincare, che nel 2022, dopo aver scoperto che i clienti avevano difficoltà a comprendere il suo sito web e le sue comunicazioni, ha introdotto un carattere tipografico adatto ai lettori dislessici. Soddisfare le esigenze delle persone neurodivergenti nel settore del beauty va tuttavia oltre i singoli marchi o i semplici prodotti; racchiude anche, ad esempio le esperienze nei luoghi fisici dell'estetica e sui siti di retail. Un recente studio di Vagaro, azienda di saloni, spa e fitness, ha sottolineato la presenza significativa di professionisti e consumatori neurodivergenti all'interno dell'industria della bellezza: il 50% dei partecipanti alla ricerca, infatti, si è identificato come tale. «Dei marchi e dei rivenditori che hanno partecipato al sondaggio, il 43% ha affermato di offrire servizi specificamente pensati per soddisfare le esigenze dei clienti neurodivergenti o nello spettro dell'autismo. Sebbene ciò sia encomiabile, il divario rimanente del 57% deve ancora essere colmato», si legge sempre su BeautyMatter.
Il retailer britannico, Superdrug ha, per esempio, riprogettato il proprio sito web includendo uno strumento di assistenza (Assist Me Tool), che consente di migliorare l'accessibilità ad esso, permettendo alle persone di utilizzare il sito Web in base alle proprie esigenze e desideri individuali. Nel browser, si può cambiare la spaziatura tra le parole o le lettere per coloro che soffrono di dislessia, con la possibilità inoltre di regolare la saturazione della pagina tramite contrasto chiaro e scuro, e opzioni di colore invertito per chiunque abbia problemi di vista e daltonismo. Gli acquirenti hanno, infine, la possibilità di disattivare l'audio, interrompere le animazioni e attivare una modalità di messa a fuoco elevata che evidenzia sezioni di testo, progettate per coloro che hanno l'ADHD.
Non meno centrali, sono le esperienze nei luoghi fisici della bellezza. Le visite al salone possono infatti essere impegnative per gli individui neurodivergenti, a causa della sensibilità sensoriale al rumore, agli odori e al contatto fisico, nonché all'imprevedibilità dell'ambiente. Questi fattori possono causare disagio e ansia, rendendo difficile per i clienti godersi o persino completare la loro esperienza nel salone.
Anche in questo caso, le scoperte di Vagaro sono state utilizzate per evidenziare i modi in cui i saloni e i lavoratori del settore possano soddisfare i bisogni questa sezione di popolazione. Esempi in questo senso sono la verbalizzazione, da parte di un'azienda, si un ambiente sicuro e non giudicante; cartelli "chat or chill" per consentire ai clienti di scegliere il tipo di appuntamento che preferiscono (che rendono più facile a chi non ama fare conversazione, comunicare le proprie preferenze); una riduzione della necessità di comunicare verbalmente per prenotare appuntamenti, con il suggerimento di consentire l'opzione per check-in virtuali: non sempre, infatti, la comunicazione verbale è la soluzione più facile per comunicare le proprie esigenze. Un concetto a cui gli addetti ai lavori e i membri dello staff, come sottolinea Pitt, è consigliato di avvicinarsi sempre di più.
Lo studio di Vagaro non parla solo ai consumatori, ma anche alla forza lavoro: il sondaggio ha anche scoperto che che il 27% degli intervistati lavora in un team con un collega neurodivergente, mentre il 51% dei lavoratori neurodivergenti ha lasciato, o è disposto a lasciare, il lavoro, perché non si sente supportato dal datore di lavoro. In questo senso, l'educazione all'interno delle aziende diventa essenziale quando: si tratta di garantire che tutti i dipendenti si sentano a proprio agio, offrendo a tutti gli impiegati una formazione per comprendere gli altri. «Ciò può avvenire in molte forme, ma un buon punto di partenza include workshop, seminari e conversazioni che promuovono l'empatia e disinnescano i malintesi sulle condizioni neurodivergenti», spiega Pitt. Dal momento in cui i dati riportano che il 20% della popolazione mondiale è neurodivergente, il momento per sbloccare il pieno potenziale del beauty è adesso; non tanto per business, ma per far sì che a tutti sia consentita la medesima esperienza nel mondo.
Tra beauty e neurodivergenze: l'intervista a Delia
Per capire a fondo e in maniera autentica il rapporto che esiste tra bellezza e persone neurodivergenti, abbiamo parlato con Delia Piavani, redattrice, autrice e copywriter, conosciuta su TikTok come @deliafromspace per i suoi contenuti di divulgazione riguardo lo spettro autistico.
Che cosa significa per te il beauty?
«È un modo per prendermi cura di me stessa. A volte, purtroppo, è stato anche un mezzo per conformarmi alle altre persone, imitandole per apparire maggiormente omologata (una skill che le persone autistiche conoscono bene!). Oggi il beauty rappresenta una maniera di curare la parte autentica di me, è una routine a cui non posso rinunciare. Ad esempio, la skincare è parte fondamentale delle mie giornate: sentire la pelle pulita e profumata fa parte di un rituale importante spesso anche più del trucco».
Nella pratica, com'è il tuo rapporto con il make-up?
«Credo che ad oggi i brand stiano lavorando per creare prodotti più inclusivi, senza dubbio. Il trend attuale vede un make-up più "nude" rispetto agli anni passati, e questo è un vantaggio per chi ha problemi con la sensorialità. Per quanto mi riguarda, non riesco più a mettere fondotinta, mascara e ombretti, dato che la mia pelle è sempre più sensibile. Mi concedo ogni giorno un rossetto abbastanza marcato: mi fa sentire "truccata" e a posto, nonostante io non abbia un make-up completo. Credo che ci sarebbe bisogno di una linea di prodotti pensati per le persone neurodivergenti (e non solo) estremamente leggeri e soprattutto, facili da togliere, dato che spesso le nostre funzioni esecutive sono al minimo. Vorrei prodotti che non siano pesanti sulla pelle e che non si sentano durante il giorno. Chiaramente, in questo caso i test andrebbero fatti su un campione di soggetti neurodivergenti per avere una risposta convincente e autentica. In ogni caso, per quella che è la mia esperienza, un voto positivo va ai blush in crema, alle bb-cream e a tutti quei prodotti che illuminano senza appesantire. Tengo a precisare che ogni persona neurodivergente è diversa, e la mia esperienza non vale per tutti. Certo è, che in base ai confronti avuti con amici nello spettro autistico e non solo, il make-up è spesso un ostacolo, specialmente dopo la diagnosi, momento in cui si toglie la "maschera", e si smettono di seguire quella serie di regole sociali per cui si deve aderire alla norma».
Che cosa ci puoi dire riguardo alle esperienze fisiche nei luoghi della bellezza?
«Ci sono alcune esperienze positive, anche se poche. Spesso si può concordare con il parrucchiere un orario in cui non c’è molta gente, facendo presente di avere peculiarità che richiedono attenzione: il rumore del phon, un lavaggio capelli troppo aggressivo, eccetera. Insomma, non per tutti è facile comunicare le proprie esigenze, ma io tendo molto a incoraggiare a parlarne anche in settori come quello del beauty: noi esistiamo e abbiamo il diritto di sentirci belli. E poi le persone sensibili esistono! Personalmente fatico ancora ad affidarmi per ore intere ad un parrucchiere o a fare le unghie, ma è utile provarci e far capire i propri limiti. So per certo che c'è chi è disposto ad ascoltare. Devo farmi le unghie? Spiegherò che la limatura mi dà molto fastidio, quindi in quei momenti potrei apparire un po' in sovraccarico o potrei aver bisogno di più pause. Oppure, utilissimo è usare i tappi per le orecchie quando sono attivi tanti phon nella stanza dell'hairstylist, senza averne vergogna!».
Secondo te a che punto è il settore del beauty nel suo rapporto con le persone neurodivergenti?
«Credo si tratti di un tema completamente nuovo e penso che il mondo del beauty si stia accorgendo anche di noi. Oltre che per ragioni di marketing, mi pare che negli ultimi anni uno dei mantra sia quello di apparire più naturali possibili, quindi anche le persone neurotipiche si stanno muovendo in questa direzione. É un vantaggio per tutti avere a disposizione prodotti più leggeri, con consistenze "sopportabili", facilissimi da rimuovere senza farti sentire quel peso enorme sul viso. Credo che in Italia, soprattutto, si stia lavorando verso una bellezza più autentica, ma non bisogna dimenticare i gusti di tutti! C’è chi ama truccarsi molto ed è giusto che lo faccia. Quindi, io sono molto positiva rispetto all’aumento di prodotti inclusivi che permettano a chiunque di sentirsi bello senza limiti. Ci credo tanto e sento che qualcosa sta cambiando e che "farsi sentire" aiuti a velocizzare questo processo di consapevolezza».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















