Se ogni giorno, nel mondo, vengono lanciati sul mercato nuovi prodotti o trattamenti di bellezza, si potrebbe pensare che l'accesso a questi sia semplice, immediato, ampiamente disponibile, anche a prezzi ridotti. Queste affermazioni, tuttavia, sarebbero vere solo parzialmente: l'esperienza con i negozi di make-up e prodotti per capelli, con i saloni per le unghie, i parrucchieri, i centri estetici e tanto altro non è infatti consentita a chiunque, sicuramente non in egual misura. Come riporta Dazed in un articolo dello scorso febbraio, sono 1,3 miliardi le persone a cui sono state diagnosticate varie forme di disabilità, e la cui relazione con il beauty è diversa da quella che vivono i corpi considerati conformi dalla società. Dalle confezioni difficili da aprire alle spazzole complesse da tenere in mano, fino ai prodotti non identificabili nei corridoi; il design ha un peso enorme quando si tratta di accessibilità dei prodotti, così come lo hanno le barriere architettoniche dei luoghi della bellezza – gli ostacoli fisici che impediscono o limitano la mobilità e l'utilizzo di spazi, attrezzature o componenti, per tutti coloro che hanno una capacità motoria ridotta o impedita –, e il suo marketing, troppo spesso privo di una rappresentazione e un'inclusione effettive, quanto più invece posizionanti.
Ma il beauty è per tutti: è identità, mood e tanto altro per Sofia Righetti, formatrice in Disability Crip Studies e attivista crip transfemminista; è una pratica di benessere per Giulia Lamarca, creator digitale appassionata di viaggi; è un modo che Ludovica Billi, founder di The Deaf Soul (uno spazio per la comunicazione e l’informazione delle persone con disabilità uditive), utilizza per esprimersi. È qualcosa che a Cecilia Soresina, divulgatrice conosciuta come Bla bla blind su Instagram, dove parla di disabilità e femminismo, non appassiona particolarmente, ma su cui ha comunque tanto da dire. Per capire a fondo cosa significa rapportarsi al mondo del beauty per una persona con disabilità, Cosmopolitan Italia ha intervistato tutte loro. Ecco di seguito le loro voci.
Sofia Righetti
Che rapporto hai con il beauty?
"Ho iniziato a truccarmi verso i 13/14 anni, con matita nerissima sfumata in uno stile grunge punk e molto mascara che non ho mai abbandonato. Da strega, ho sempre praticato la glamour magic, ossia scelgo con intenzione i vestiti e il make-up da indossare, a seconda di come mi sento e di come mi voglio sentire quel giorno o quella sera, e di come voglio che le persone mi percepiscano. Seguo il ritmo della natura anche con il beauty, tenendo make-up più leggeri e luminosi per la primavera estate, e più dark e goth quando arriva la parte buia dell’anno".
Pensi che il mondo del beauty sia inclusivo?
"Credo che il mondo del beauty abbia ancora tanta strada da fare; sarò soddisfatta quando vedere persone disabili, persone trans, grasse e nere come icone di bellezza o come modelle per le aziende beauty non sarà più un’eccezione di cui rimanere stupiti, ma la regola. Sarò contenta quando i corpi divergenti dalla norma abilista prenderanno tutto lo spazio che ci è dovuto, non per fare inspiration porn ma in quanto erotici, sensuali e bellissimi".
Hai un prodotto "mai più senza" che ti fa sentire empowered?
"Seguo i consigli di Johnathan Van Ness e scelgo una crema spf 50 per il viso, da mettere anche quando c’è nuvolo. Olio di argan e ai semi di lino per i capelli: li ho folti, lunghissimi e lisci naturali e ne vado molto fiera. Al terzo posto il mascara nero allungante: ho gli occhi molto chiari e adoro il contrasto che si crea tra il nero del mascara e l’azzurro ghiaccio delle mie iridi. Se ci aggiungo un ombretto smokey eyes arrivo a pietrificare la gente come Medusa".
Ludovica Billi
Che rapporto hai con il beauty?
"È sempre stato positivo, anche se inizialmente ho avuto qualche difficoltà a trovare prodotti e tecniche adatti alle mie esigenze. Con il tempo, grazie anche a una maggiore consapevolezza e all'accesso a tutorial online, ho imparato a valorizzare la mia bellezza in modo autonomo. Ora il beauty è per me un modo per esprimere me stessa e la mia creatività".
Pensi che il mondo del beauty sia inclusivo?
"Sta facendo passi avanti verso l'inclusività, ma c'è ancora molta strada da fare: ho notato che sempre più marchi stanno ampliando la gamma di tonalità per fondotinta e correttori, il che è positivo, e il mondo beauty sta progredendo anche per quanto riguarda l'inclusività per le persone sorde, ma la strada è ancora lunga. Un esempio su tutti: molte aziende di beauty stanno iniziando a includere sottotitoli nei loro tutorial e video promozionali, il che è un passo importante, tuttavia, sarebbe utile vedere più creatori di contenuti sordi coinvolti nelle campagne pubblicitarie e negli eventi del settore. È essenziale che il beauty continui a lavorare sull'accessibilità, non solo nei prodotti, ma anche nella comunicazione e nelle esperienze offerte".
Hai un prodotto "mai più senza" che ti fa sentire empowered?
"Assolutamente sì, il mio "mai più senza" è il mascara. Per me, è un must-have perché apre lo sguardo e mi fa sentire subito più sicura di me stessa. Adoro il modo in cui valorizza i miei occhi e mi dà quel tocco di eleganza in più, anche nelle giornate più semplici".
Cecilia Soresina
Che rapporto hai con il beauty?
"Il mio rapporto con il make-up è, da sempre, piuttosto discontinuo. Imparare a truccarsi per una persona che non può vedersi in uno specchio non è affatto scontato, e credo che anche solo applicare mascara e ombretto richieda molta pratica. Conosco ragazze cieche e ipovedenti che si truccano regolarmente e molto bene – a volte si tratta di persone che hanno perso la vista e usavano il make-up già da prima, altre no – ed è sicuramente una cosa che potrei imparare, ma non ho la costanza necessaria per dedicarmici né una grande passione per il beauty. Ho fatto dei reel in cui provavo a truccarmi per gioco, ma si tratta di video piuttosto maldestri in cui non avevo certo la pretesa di mostrare a nessuno le mie abilità. Vorrei che passasse il messaggio per cui una donna cieca può essere liberissima di amare il mondo del beauty ed esserne appassionata al pari di una persona che vede, ma che possa anche scegliere di disinteressarsene senza venir giudicata per questo. Pur non truccandomi da sola, mi diverto molto a sfruttare mia mamma o le mie amiche per i momenti speciali: è divertente sapere che ognuna di loro valorizza il mio viso con trucchi diversi, e anche se non posso vedere il risultato finale lo faccio più che altro perché è un modo per prepararmi all'occasione che sto per vivere".
Pensi che il mondo del beauty sia inclusivo?
"No, assolutamente no. Per quel che ne posso capire da non esperta di make-up, il mondo del trucco non è particolarmente inclusivo per le persone che non vedono. Sarebbe bello se il Braille esistesse su tutte le confezioni di trucco, o se i colori delle palette di ombretti fossero chiaramente distinguibili anche al tatto. Mi rendo conto che non sia facile, anche perché il target di riferimento di chi realizza i prodotti di make-up non sono certo le persone che non vedono, eppure sarebbe doveroso. Credo che molte persone cieche non si sentano molto invogliate a imparare a truccarsi perché, semplicemente, è un'operazione complicata che richiede tempo ed energia, ed è resa ancora meno facile dalla poca accessibilità degli strumenti che abbiamo a disposizione. Sarebbe bello, inoltre, che ci fossero più corsi di trucco per persone cieche e ipovedenti, e che vi fosse una maggior rappresentazione anche nelle campagne pubblicitarie dei brand di beauty. Forse la me ragazzina si sarebbe sentita molto più desiderosa di imparare a truccarsi se avesse saputo che, là fuori, esistevano molte ragazze che, a dispetto della cecità, sapevano farlo con disinvoltura e ottenevano ottimi risultati".
Hai un prodotto "mai più senza" che ti fa sentire empowered?
"I biscotti valgono come risposta? Scherzi a parte, gli unici prodotti che mi diverto a usare sono quelli per i capelli, non tanto per l'effetto che hanno, quanto piuttosto perché mi piace giocare con le varie fragranze. In generale trovo molto più interessante il mondo dei profumi rispetto a quello del trucco, ma non posso dirmi una grande esperta".
Giulia Lamarca
Che rapporto hai con il beauty?
"Il mio rapporto è cambiato nel tempo, da ragazzina non mi truccavo quasi mai o raramente, non avevo una cultura sul make-up e non ne sentivo il bisogno. Da quando sono in carrozzina il viso per me è stato sempre più centrale nella presentazione della mia persona. Ho iniziato a prendermene cura, dalle creme al make-up. Fino ad arrivare ad oggi che non è solo un modo di esprimermi ma quella cosa che mi fa sentire bene quando la faccio. Ammetto che ci sono anche periodi o mesi dove torno a rinunciarci perché credo comunque che sia sano imparare a vederci anche struccate".
Pensi che il mondo del beauty sia inclusivo?
"Ni. Se dovessi fare una statistica delle pubblicità che scelgono anche corpi o visi non conformi, non avremo una bella statistica, anzi… Salvo qualche caso sporadico non esiste una rappresentazione costante e massiva di persone con disabilità. Penso inoltre che ad esempio i packaging non sono studiati per essere inclusivi. Ma non condanno i packaging, conosco i costi e le dinamiche e anche io come azienda vorrei capire prima il mercato per investirci. Condanno invece il non desiderio di voler rappresentare. In generale il mondo del beauty sta facendo grandi passi avanti soprattutto lato skincare, vedo sempre più una scelta di persone con disabilità, corpi non conformi e etnie diverse. Dove noto invece ancora molto discriminazione è nel mondo della moda".
Hai un prodotto "mai più senza" che ti fa sentire empowered?
"Le creme, tutte. La mia skincare routine non si tocca, è sacra. Da quando ho costanza il mio viso è cambiato, ed è un momento che faccio solo per me".
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.
















