Nel penultimo giorno di Fashion Week, su Milano splende un caldo sole e i palazzi di via Piranesi si alternano a un cielo azzurro e nitido. Qui, al civico 7, entriamo in sordina nel backstage di Avavav nel bel mezzo delle prove: non c'è nessuno, solo musica e qualcuno dello staff che approfitta del momento per ricaricare le energie. Sono le 14.30, lo show è previsto alle 16 (più la solita mezz'ora accademica delle sfilate), ma modelli e addetti ai lavori sono già sul luogo dalla mattina presto. Il motivo è presto detto: ci basta infatti dare uno sguardo ai capi, ai make-up e alle acconciature per comprendere quanto lavoro manuale e minuzioso si cela dietro a questa sfilata.
A rapire la nostra attenzione, insieme agli abiti tenuti insieme da innumerevoli spille da balia e le scritte «aggiungere forma», «fare corto» o «Made in Italy, o forse in Cina, non ricordo», sono i volti ricoperti di lacrime. Realizzati dai truccatori del team MAC Cosmetics e ideati da Michele Magnani, i make-up riflettono l'intenzione di Beate Karlsson, fondatrice e direttore creativo del brand, di mostrare l'anima umana della moda.
Come ci racconta Magnani, questa sfilata vuole essere una grande provocazione: mostrare la parte invisibile della Fashion Week, e quindi lo stress, la fretta, i tempi che non bastano mai, l'eccellenza da dover raggiungere e portare in passerella. Nel make-up, questo si traduce nella scelta di mostrare le fragilità dei modelli, il loro sacrificio, i loro innumerevoli sforzi, e dare vita a un grande «pianto liberatorio».
Creati e poi decostruiti, i trucchi occhi rivelano sbavature nere, lacrime finte e tridimensionali, in alcuni casi perfino sangue, proprio per trasmettere con forza il messaggio della nuova collezione firmata Avavav.
Non credo negli astri, eppure sono dannatamente Gemelli. Se chiedete alle amiche, mi definiscono saggia, io preferisco coi piedi per terra. Amo esplorare e viaggiare con le parole, le emozioni e i sensi, per questo scrivo anche di beauty.
Il mio passatempo preferito? Fermarmi a osservare quello che mi circonda e captarne l'essenza.


















