Dal dentifricio, al rossetto, al sapone per i piatti: tutti i prodotti di cosmesi e per l’igiene, che si usano nel quotidiano, contribuiscono all’inquinamento degli Oceani. Essi, infatti, finiscono irrimediabilmente in mare attraverso gli scarichi di docce e lavandini o direttamente in acqua quando si fa il bagno, come per le creme solari e gli oli abbronzanti, che sono la prima causa di sbiancamento e morte dei coralli perché contengono l’agente stabilizzante sintetico Oxybenzone (INCI: BENZOPHENONE-3). Questa sostanza provoca veri e propri danni al DNA degli esemplari adulti, deformando quello dei coralli allo stadio larvale e quindi influenzandone negativamente lo sviluppo. Anche il packaging incide gravemente sull’inquinamento. Si stima che il 70% dei rifiuti marini derivi da oggetti monouso come rasoi, cotton-fioc, spazzolini e tutti gli imballaggi per saponi liquidi, creme e trucchi. Ogni anno finiscono in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica, di cui circa 9000 solo di microplastiche (frammenti al di sotto dei 5mm, ndr) derivate da prodotti per il make-up come i glitter, per la cosmesi come gli scrub o per l’igiene personale come il dentifricio con microsfere. Molte delle sostanze nascoste tra gli ingredienti, dietro sigle e nomi in latino, spesso si rivelano essere dannose sia per gli esseri umani che per l’ambiente! Tra quelli che possiamo ricondurre alla plastica troviamo: Nylon Polyethylene (PE) Polyethylene terephthalate (PET) Polymethyl methacrylate (PMMA) Polypropylene (PP).

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Cosa si può fare?

Sono tante le realtà che sempre di più si occupano di divulgare e promuovere azioni consapevoli, come The Black Bag, un’associazione di tutela ambientale nata sulle spiagge genovesi e facente parte della Campagna 30x30 lanciata da Wordrise Onlus, che, attraverso iniziative sul territorio ed i suoi canali social come il blog, consiglia valide alternative green ad azioni, comportamenti e anche prodotti. I consumatori hanno la possibilità di cambiare il mercato attraverso scelte consapevoli. Una buona abitudine, che si può intraprendere da subito per contribuire al cambiamento, è quella di fare attenzione alle etichette che riportano ingredienti dannosi. EZ importante controllare siti come l’ECHA, che indica ai consumatori e all'industria quali sostanze chimiche sono annoverate fra le sostanze estremamente preoccupanti, e leggere l’INCI (Nomenclatura Internazionale degli Ingredienti Cosmetici) dei nostri cosmetici prima di acquistarli.

A cura di Ludovica Squadrilli