Forse ci sta sfuggendo il punto, anzi, sicuramente. Si fa un gran parlare di Will Smith, dello schiaffo che ha tirato al comico Chris Rock, del suo tentativo di difendere la moglie dopo una battuta infelice. Quella di cui si parla poco è, invece, proprio Jada Pinkett. Tutto questo clamore mediatico potrebbe essere usato per far luce sulla patologia di cui l'attrice, ormai da mesi, parla sui suoi canali social e per la quale è stata presa in giro da Rock: l'alopecia areata. Si tratta di una malattia autoimmune che provoca un forte impatto psicologico ed è proprio per questo che Pinkett Smith è impegnata nella sensibilizzazione a partire dalla sua esperienza personale.

«Nel video pubblicato qualche mese sul suo profilo Instagram, Jada Pinkett Smith ha raccontato della sua patologia, evidenziando un problema più frequente di quanto si immagini: l'alopecia areata, una condizione tricologica che può causare smarrimento, paura e preoccupazione per l'importante cambiamento estetico che ne deriva» spiega la Dott.ssa Biancamaria Mancini, Responsabile Ricerca e Sviluppo dell’Istituto Helvetico Sanders che da 35 anni si occupa del trattamento di tutte le principali problematiche dei capelli e del cuoio capelluto. La dottoressa spiega che con questa patologia i capelli iniziano a cadere repentinamente «a chiazze», in uno o più punti del cuoio capelluto. «La causa più accreditata alla base della sua insorgenza», aggiunge, «è quella autoimmune-cellulomediata, per cui vengono colpite proprio le nuove radici in anagen (fase di crescita del capello) interrompendone la crescita e creando una o più aree glabre». A differenza della cosiddetta alopecia androgenetica che causa un diradamento dei capelli, quindi, in questo caso il sistema immunitario attacca i follicoli piliferi, causando la caduta di ciocche di capelli.

Sul profilo instagram di Pinkett, i suoi follower hanno potuto osservare diversi step, tra molte difficoltà (per un periodo l'attrice indossava un turbante e non parlava della patologia) e poi l'accettazione. «Ho ricevuto molte domande sul motivo per cui indosso questo turbante», ha detto lo scorso dicembre su Instagram, «Beh, ho avuto dei problemi con la caduta dei capelli. È stato terrificante quando è iniziato per la prima volta», ha raccontato l'attrice in un video, «Un giorno ero sotto la doccia e mi sono ritrovata in mano solo una manciata di capelli e ho pensato, "Oh mio Dio, sto diventando calva?"». L'Istituto Helvetico Sanders spiega che l'alopecia non è necessariamente irreversibile: «Un'accurata analisi tricologica permetterà subito di distinguere un'alopecia areata dalla classica e più comune alopecia androgenetica, caratterizzata invece da una fase di caduta associata a un lento ma continuo peggioramento diffuso delle ricrescite».

Ancora oggi uno dei problemi principali dell'alopecia è il modo in cui viene percepita a livello culturale. Per una donna i capelli sono tradizionalmente simbolo di femminilità e salute, dunque una donna che li perde viene in qualche modo percepita come "meno donna", necessariamente più mascolina, oppure malata. La battuta di Rock lo spiega molto bene, dato che ha paragonato Pinkett al personaggio di un film d'azione, GI Jane, una soldata che mira a combattere a fianco degli uomini. Per le donne nere, poi, i capelli hanno anche un valore politico particolare dato che il processo di sradicamento culturale e annientamento subito in passato nelle piantagioni passava anche per i capelli, rasati a zero dagli schiavisti. Mentre si discute sulla mascolinità tossica del gesto di Smith e la fama di Rock cresce (pare che il prezzo dei suoi spettacoli sia in aumento) dovremmo invece focalizzarci sul coraggio di Pinkett nel portare avanti la sua battaglia di normalizzazione per tutte le persone che sperimentano questa condizione. «Io e questa alopecia diventeremo amiche», ha scritto tempo fa du Instagram: questa vicenda dovrebbe far luce sulla necessità di abbattere gli stereotipi.

Headshot of Elisabetta Moro

Nata a Padova, vivo tra Londra e Milano. Dopo la laurea in Giurisprudenza, mi sono specializzata in Studi di Genere con un Master in Women’s Studies nel Regno Unito. Oggi scrivo di attualità, costume e pop culture, focalizzandomi in particolare su tematiche legate al femminismo, alle questioni di genere e ai diritti civili.