C'è una puntata di Sex Education - ve la ricorderete - in cui Eric, il migliore amico del protagonista, incontra un uomo in un'auto di lusso che gli chiede un'informazione. È un signore nero, proprio come lui, vestito in modo eccentrico, truccato, ingioiellato e con lo smalto sulle unghie. Il semplice fatto di vedere un uomo adulto mostrarsi come Eric avrebbe sempre voluto (un'espressione di genere in parte legata anche al suo essere omosessuale), gli dà la forza di superare pregiudizi e paure e di brillare davvero. Certo, stiamo parlando di un telefilm, ma nella realtà non è poi così diverso: pensateci, abbiamo bisogno di modelli di riferimento per costruire la nostra identità e, soprattutto, abbiamo bisogno che certi stereotipi vengano smontati. Per questo «Personaggi come Achille Lauro vanno lodati, vanno ringraziati per il lavoro che fanno. Sono molto utili per la nostra società perché sdoganano quello che fino a qualche anno fa poteva essere motivo di insulto di discriminazione». L'ha detto Manuele Mameli in una recente intervista per D Repubblica e non potremmo essere più d'accordo: dobbiamo normalizzare il make-up per gli uomini.

Secondo il make-up artist di Chiara Ferragni (e di molte altre celeb), la scelta di alcuni uomini - anche etero - di indossare il trucco va incoraggiata. «Rendendo così normale l'espressione della propria personalità con il make-up», spiega, «fanno in modo che anche i ragazzi più giovani che magari tendono a nascondersi nella propria cameretta e a truccarsi di nascosto e poi a struccarsi prima di uscire di casa si sentano più liberi di poterlo fare tranquillamente senza aver paura dei pregiudizi delle persone perché c’è qualcuno che sta sdoganando questa cosa». Naturalmente c'è chi obietta che dietro questo trend gender-bender (vedi Harry Styles che posa con abiti da donna o Fedez che lancia una linea di smalti) ci sia sempre il solito consumismo: più persone sentono la necessità di truccarsi più il settore ne beneficia. Questo in una società capitalista è innegabile, ma non possiamo comunque escludere l'aspetto sociologico che questo fenomeno potrebbe avere.

«Vediamo tantissimi ragazzi che amano esprimere il proprio carattere attraverso il make up» continua Mameli, «e vediamo tantissime ragazze che utilizzano un tipo di make-up che può essere considerato oppure meglio anni fa sarebbe stato considerato un po' “strano” invece adesso è la rappresentazione di se stessi». L'idea del trucco come una cosa "frivola", "da femmine" spesso usata solo per coprire i difetti e ricercare un certo standard di bellezza in questo modo viene messa in discussione. L'utilizzo del make-up da parte degli uomini specie se queer è un modo per contestare le norme di genere e, allo stesso tempo, decostruire la gerarchia che sminuisce tutto quello che è femminile. C'è chi obietta però che, quando a farlo sono gli uomini eterosessuali, stanno solo mettendo in atto il loro privilegio: nessuno aggredirà per strada Harry Styles perché indossa una camicetta di Gucci e nessuno escluderà Achille Lauro per il suo make-up appariscente. Questo è vero, ma in termini di rappresentazione e decostruzione della mascolinità egemone (come per la storia di Eric) il risultato è comunque in buona parte positivo.

«Ecco come mai i nostri bambini, maschietti, vengono costretti a truccarsi o a mettere il rossetto: non perché una maestra è impazzita, ma perché una società e una cultura sono impazzite». Ve le ricordate queste parole del senatore Pillon? Ecco, il punto è che dovremmo imparare a svincolare l'espressione di genere da identità di genere e orientamento sessuale e iniziare a chiederci perché certi comportamenti debbano essere strettamente genderizzati in modo binario. Nel farlo, poi, dovremmo anche cercare di dare spazio a chi utilizza questo tipo di espressione per affermare effettivamente una propria fluidità di genere. «Come sarebbe il mondo se le persone di colore trans e gender non conforming fossero sulle copertine delle vostre riviste e non solo sulle vostre moodboard?» si chiede su Instagram l'artista, poeta e attivista poeta e attivista ALOK, «Per me, la bellezza non riguarda affatto l'avere un bell'aspetto», ha detto in una recente intervista a Paper Mag, «La bellezza in realtà consiste nell'assomigliare a te stesso». Se, nel provare a farlo, rompiamo qualche tabù, ben venga.

Headshot of Elisabetta Moro

Nata a Padova, vivo tra Londra e Milano. Dopo la laurea in Giurisprudenza, mi sono specializzata in Studi di Genere con un Master in Women’s Studies nel Regno Unito. Oggi scrivo di attualità, costume e pop culture, focalizzandomi in particolare su tematiche legate al femminismo, alle questioni di genere e ai diritti civili.